San Vitale

L’attuale quartiere San Vitale corrisponde agli ex quartieri San Vitale e Irnerio. Nel centro storico è delimitato dalle vie Irnerio, Indipendenza (esclusa), Rizzoli (esclusa) e San Vitale. Fuori dalle mura i confini si estendono a via dell’Industria, via Emilia Levante, fino all’autostrada asiatica.

L’offerta musicale del quartiere è molto varia ed articolata: alcuni luoghi storici in cui si faceva musica ancora oggi sono la sede di importanti istituzioni musicali o di innovative proposte culturali.

Nel punto in cui via Indipendenza e via Rizzoli si incontrano, ritroviamo la Cattedrale di San Pietro. Tra i secoli XV e XVI ognuna delle più importanti chiese cittadine ospitò una cappella musicale. La cattedrale di S. Pietro, invece, iniziò le sue attività musicali solo dopo la sua costruzione avvenuta nel secolo XI. Dal 1582 venne nominata dal papa Gregorio XIII chiesa metropolitana, ovvero sede vescovile con giurisdizione sui vescovi e sulle diocesi del territorio di Bologna. Ancora oggi il coro esegue concerti di musica sacra soprattutto in forma di Concerti Spirituali (abbina all’esecuzione di brani strumentali la lettura dei testi sacri).

Spostandoci verso le Torri per via Altabella, entriamo nella zona dell’antico Ghetto. Le stradine del quartiere ebraico sono un classico esempio dell’urbanistinistica medievale che si configurò dopo le crociate. Il perimetro del quartiere fu delimitato all’epoca della dipendenza dallo Stato Pontificio, esattamente nel 1556. Vi si accedeva attraverso tre porte che restavano chiuse durante la notte. La Sinagoga si trovava in via dell’Inferno. Quest’ultima, chiamata così prima della creazione del ghetto, divenne una sorta di prigione collettiva che aveva la funzione di separare nettamente gli ebrei dal resto della popolazione bolognese. Via dei Guidei invece cambiò molte volte il suo nome: inizialmente fu via San Marco, poi divenne Via Garisendi perché si trovava vicino alle case della famiglia Garisendi. Il nome cambiò in Via de’Giudei durante il periodo in cui il quartiere ospitò gli ebrei. Nel 1939 cambiò il suo nome in via Due Torri per tornare, nel dopoguerra, alla denominazione precedente.

Una menzione speciale spetta all’Arteria, situata nel Vicolo Broglio, traversa di San Vitale appena sotto le Due Torri. Il locale si trova in un edificio storico adibito a spazio pubblico già ai tempi della Seconda Guerra Mondiale. All’interno del palazzo ritroviamo un vero e proprio laboratorio d’arte: concerti, mostre, performance teatrali e di danza, cabaret, dj set, rassegne cinematografiche e readings letterari. Il fine principale dell’Arteria è quello di stimolare il suo pubblico e spingerlo verso una rivitalizzazione culturale e sociale della città. Il locale segue una vera e propria linea politica che si manifesta anche nell’allestimento, concepito secondo i criteri dell’architettura sostenibile, con l’utilizzo di materiali naturali ed ecologici. Così anche i muri sono realizzati in terra cruda e l’intonaco con prodotti assolutamente non chimici.

Proseguendo per via San Vitale, spesso assediata da ragazze e ragazzi di tutte le età, troviamo un altro frequentatissimo luogo di ritrovo, il Vicolo Bolognetti, famoso chiostro che rappresenta in sé una struttura polivalente in quanto sede di esposizioni e conferenze tenute nell’ambito intellettuale bolognese. Se durante il giorno l’edificio ospita uffici comunali, la sera si anima e diviene luogo di ritrovo di giovani bolognesi e non che si riuniscono per ascoltare musica di vario genere. Il campionario spazia da gruppi di musica etnica live, fino a revival anni ’80, passando per il tango argentino, ecc… Il repertorio, ben lontano dalla “classica disco”, include anche iniziative particolari come la “Disfida poetica”, match fra poeti all’ultima rima.

Il Vicolo nei mesi estivi, con l’aiuto dei tre locali Locomotiv, Orsa e Covo, organizza il festival Bolognetti on the Rock che offre la possibilità di partecipare ad “aperitivi musicali” con concerti e musica dal vivo.

Via Broccaindosso, strada che unisce San Vitale a Piazza Maggiore è famosa per la presenza, al numero 20, della casa che ospitò il poeta Giosuè Carducci dal 1861 al 1876.

Via Zamboni un tempo era chiamata via San Donato, a causa dell’omonima chiesa che tutt’ora esiste all’inizio della strada. Attualmente, via Zamboni rappresenta il cuore della vita universitaria: ritroviamo qui la maggior parte delle facoltà. Separato da via Zamboni dal portico laterale di San Giacomo Maggiore, al numero 15 sorge l’Oratorio di Santa Cecilia. La data di costruzione dell’edificio è ignota, anche se il primo documento che ne attesta l’attività risale al 1267. Nonostante questo, l’Oratorio come lo conosciamo oggi sorge solo dopo il 1359, periodo in cui il vescovo di Bologna concesse agli Agostiniani il permesso di ampliare la chiesa di San Giacomo con la creazione della parrocchia. Oggi l’Oratorio dà alloggio a studenti meritevoli ed è il promotore di un’importante rassegna che va da marzo a settembre, il San Giacomo Festival. Oltre 60 concerti offrono l’opportunità a giovani musicisti di esibirsi in ensembles e di confrontarsi con pezzi di grandi compositori del periodo che spazia dal XVI al XX secolo. Il San Giacomo Festival per tradizione offre una programmazione ricca e eterogenea sia dal punto di vista strumentale che dalla proposta dei compositori eseguiti. Tale proposta musicale è resa possibile dalla presenza di un complesso strumentale e vocale, ma anche per la presenza di un’orchestra da camera.

In Piazza Rossini di via Zamboni troviamo il Conservatorio di musica G. B. Martini. Il conservatorio è ospitato nell’ex convento degli Agostiniani, espropriato da Napoleone come molti altri edifici religiosi. Si tratta uno dei più antichi conservatori statali italiani e nasce nel 1802, quando il comune di Bologna decide di trasformare l’accademia filarmonica bolognese nel primo liceo musicale comunale, ossia la prima scuola musicale pubblica in Italia. Dal XVIII secolo, questa istituzione contribuisce a promuovere la cultura musicale bolognese. Fra i suoi studenti storici vanta  Gioachino Rossini e Ferruccio Busoni.

Gli studenti non hanno solo la loro strada in via Zamboni, ma anche la loro piazza. Sorge come “centro” del campus universitario Piazza Verdi, luogo di ritrovo, incontri e appuntamenti, soprattutto durante il periodo estivo. Su uno dei lati è situato il Teatro Comunale che occupa l’area del fastoso palazzo dei Bentivoglio, uno dei più grandi del Rinascimento italiano, andato distrutto dal furore popolare nel 1507. Il teatro è stato realizzato tra il 1756 e il 1763, in sostituzione dell’antico Teatro Malvezzi costruito nel 1651 e bruciato nel febbraio del 1745. Il progetto del Teatro Comunale fu realizzato da Antonio Bibiena, membro di una grande famiglia bolognese di origine toscana, una dinastia di architetti teatrali. Nel progetto vengono raccolte le indicazioni del padre Ferdinando, il più grande degli scenografi barocchi, che portano a disegnare la pianta con una forma a U, a campana rovesciata, la courbe phonique affermatasi in tutta Europa. La disposizione dei palchi fu criticata dagli intellettuali illuministi dell’epoche che preferivano la cavea greco-romana ritenuta più democratica (così verrà costruita L’Arena del Sole in via Indipendenza). Il teatro fu inaugurato nel 1763 con il Trionfo di Clelia di Christoph Willibald Gluck. La scelta dell’opera non era stata casuale, avendo l’amministrazione bolognese uno stretto contatto con la Germania. Oggi la programmazione artistica del Teatro Comunale comprende la stagione d’opera e la stagione sinfonica. Il Teatro spicca anche per l’organizzazione di importanti conferenze e lezioni didattiche rivolte a competenti in musica e non. Da segnalare l’evento The Schoenberg Experience, un progetto interdisciplinare dedicato al compositore Arnold Shoenberg che, oltre a una serie di concerti, ha riunito importantissime personalità nell’ambito della musicologia e delle altre discipline.

Se si desidera e ascoltare musica jazz, non bisogna far altro che avviarsi verso via Mascarella. In questa strada spiccano due locali particolarmente rinomati per questo genere musicale: la Cantina Bentivoglio e il Bravo Caffè.

La Cantina Bentivoglio dal 1989 affianca al cibo e il vino la musica jazz dal vivo. Da quell’anno, l’attività jazz è stata incessante (fino a 270 serate jazz l’anno) ospitando musicisti affermati e concerti di spessore internazionale. L’impegno rivolto verso il mondo musicale ha conferito alla Cantina Bentivoglio il riconoscimento della rivista “Down Beat”, la più prestigiosa rivista statunitense di musica jazz, nata a Chicago nel 1935.

Il locale esiste da più di 60 anni sotto altri nomi e sotto altre gestioni. Inizialmente sorgeva come magazzino di vini da infiascare e vendere alle famiglie bolognesi che non avevano la possibilità di produrre nelle loro cantine il proprio vino. Con la nascita del commercio di vini in bottiglia prodotti dalle case vinicole, il locale conobbe un periodo d’ombra e si trasformò in un magazzino di merci varie. Solo dal 1982 la “Cantina” cessò di essere un magazzino e si trasformò in un’osteria. Nell’ottobre del 1982 venne aperta la grande sala della musica, ricavata dalle cantine del cinquecentesco palazzo Bentivoglio. Dall’82 ad oggi, l’intensa attività musicale ha permesso che la Cantina Bentivoglio guadagnasse il titolo internazionale di tempio del jazz.

Durante l’estate, il locale organizza il cosiddetto salotto del jazz: il tratto terminale di via Mascarella viene chiuso, i portici si riempiono di sedie e tavoli e, assieme ai tre locali contigui, si crea lo spazio per una manifestazione all’aperto di musica jazz.

Nella stessa strada, altro locale di riferimento per chi ama la musica dal vivo e l’intrattenimento di qualità è il Bravo Caffè. Questo locale ha consolidato la sua fama di live club negli ultimi tre anni quando ha deciso di proporre alla musica jazz anche altri generi come il soul, il gospel, il rock e il funck. Il Bravo Caffè ha ospitato artisti di grande calibro come Vinicio Capossela, Enzo Jannacci, Mario Biondi, Lee Konitz, Matt Bianco e così via. Il programma prevede varie rassegne fra le quali la Bravojazz&Co. Organizza inoltre delle serate a “tema”: il sabato è dedicato al jazz, mentre il venerdì alla musica soul-funk.

Uscendo dalle mura, in via Massarenti, incontriamo il Wolf, locale che da oltre 50 anni propone un fitto programma musicale al suo pubblico. Fondato nel 1960, inizialmente si proponeva come bar-biliardo e pub, luogo di ritrovo abituale per gli studenti americani a Bologna. Dal 1995 è partita l’attività musicale: numerosi concerti dal vivo ne hanno consolidato il ruolo all’interno del panorama musicale bolognese. Ma il Wolf si distingue anche per la possibilità che offre ai giovani musicisti emergenti e ai nuovi gruppi di esibirsi. Forse proprio per questa grande opportunità, ha permesso al Wolf di diventare uno dei locali più conosciuti e più frequentati di Bologna dai giovani studenti liceali e universitari.

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