Musica Elettronica

“RIGA – ESCAPISM”

Da oltre mezzo secolo l’apporto e l’utilizzo di tecnologie elettroniche in ambito musicale ha contribuito a rivoluzionare generi e forme della musica, e a condizionare non poco i gusti del pubblico.

L’oggetto di indagine di questo breve saggio è una scena circoscritta e limitata della musica elettronica, lontana dagli ambienti accademici dei teatri e dei conservatori, ma che allo stesso tempo deve molto alle esperienze avanguardiste e sperimentali dell’ambiente musicale colto.

Non occorre precisare quanto siano labili i confini di un genere che pone al centro della propria produzione l’utilizzo di tecnologie, subito obsolete e continuamente rinnovate. Tento quindi di restringere il campo a quella parte della musica elettronica capace di avvicinare generi diversi, ma elaborati e concepiti per uno scopo comune: il ballo.

La musica elettronica da ballo affonda le proprie radici negli anni Settanta, nei quartieri popolari e multietnici delle grandi città industriali del Nord America.

L’onda elettronica dei club di Chicago e di Detroit giunse qualche anno più tardi nel vecchio continente, rivoluzionando gusti e costumi delle giovani generazioni di europei e, quindi, di italiani.

Gli anni Ottanta e Novanta possono essere considerati a buon diritto il periodo d’oro delle discoteche, luoghi adibiti esclusivamente al ballo e fonte primaria di introiti della nascente grande industria del divertimento: il sabato in discoteca diventò in breve tempo un costume abituale di giovani ragazzi e ragazze, che sancì di fatto il definitivo tramonto delle sale da ballo tradizionali.

La città di Bologna, con la sua Università e con le sue migliaia di studenti che ogni anno la vivono e la attraversano, si è sempre dimostrata incline alle novità e aperta alle nuove avanguardie artistiche e culturali. È superfluo, e forse inopportuno, tracciare una cronologia storica degli avvenimenti che hanno scandito lo sviluppo della scena elettronica in città; al contrario, è interessante evidenziare la profonda disponibilità ad accogliere tutto ciò che è nuovo ed inedito (che siano avanguardie o sperimentazioni), che è il segno tangibile della sensibilità artistico-culturale di Bologna.

Come avviene per altri generi musicali fruiti da un pubblico giovanile, la scena elettronica vive in due circuiti paralleli e profondamente diversi, ciascuno dei quali descrive un ambiente fatto di suoni luoghi e pubblico specifici.

La musica elettronica mainstream è la protagonista indiscussa dei club e delle discoteche bolognesi e può contare su un pubblico vasto ed eterogeneo, per età ed estrazione sociale.

Al di là dei locali, più o meno affollati e frequentati durante i weekend, la città di Bologna può contare sull’intraprendenza e l’estro artistico di associazioni culturali specificatamente nate per proporre e organizzare eventi di richiamo internazionale sul genere.

L’indagine è stata approfondita con le riprese del festival bolognese RoBot04, la manifestazione di arte e musica digitale organizzata dall’Associazione culturale bolognese Shape, con la collaborazione di altre associazioni e Fondazioni private, patrocinata dalla Regione Emilia Romagna e dal Comune di Bologna.

Sala del Podestà

Sala del Podestà

Sala del Podestà

Giunta al quarto anno, l’edizione 2011 si è svolta in quattro giornate, dal 28 settembre al primo di ottobre, distribuite in luoghi e ambienti differenti: la serata inaugurale al Teatro Comunale, le performance artistiche (visive e musicali) nelle sale di Palazzo Re Enzo, e le serate al Cassero e al Link.

Interno del Palazzo

Interno del Palazzo

La presenza di un pubblico eterogeneo, documentata durante le riprese effettuate all’interno delle sale del Palazzo medievale, conferma il grande interesse che un genere musicale, così attuale e innovativo, può suscitare tra differenti generazioni. Non solo. Si deve riconoscere al festival la capacità di ridisegnare e riadattare la funzione dello storico Palazzo, trasformandolo da cimelio e simbolo della Bologna medievale a piazza simbolica della Bologna futura e moderna.

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Tale tipologia di eventi ha permesso alla città di costruire, nel corso dell’ultimo decennio, una scena significativa e in continua evoluzione, di cui il Robot ne rappresenta un tassello fondamentale, con i suoi spazi e i suoi artisti che scelgono la città come palco naturale e tappa obbligatoria dei propri tour.

È lo specchio di un tessuto culturale tutt’altro che abituale ed appiattito: è in questi eventi che la città dimostra la propria capacità di ricercare ed attirare le novità e le trasformazioni, offrendo le giuste attenzioni alle avanguardie artistiche.

 

 

L’altra faccia dell’elettronica, quella underground, ha prodotto una scena simile per partecipazione, ma perseguita attraverso dinamiche differenti1.

La proposta musicale “sotterranea” è incentrata sulla scelta di generi e stili specifici che altrimenti non troverebbero spazio in altre manifestazioni o strutture.

Una parte della scena si è radicata nei locali dei centri sociali bolognesi, l’altra invece si è naturalmente evoluta nei free party, feste libere all’aperto o in spazi temporaneamente occupati.

Dalla metà degli anni Novanta, e per oltre dieci anni, la città ha abbracciato questa scena particolare di musica elettronica2, che oggi, complici anche le politiche restrittive di autorità e istituzioni, ha inevitabilmente perso.

Almeno fino al 2006, anno in cui fu sgomberato il Livello 57, la città era considerata nell’ambiente underground una delle capitali italiane della musica techno. Il genere musicale trovò nel contesto urbano e sociale di Bologna il terreno fertile per esprimersi nella sua forma più compiuta, diventando, inconsapevolmente, la culla di una nuova forma di festa che, sebbene presente pure nel resto del continente, si avviava a disegnare una scena dai tratti esclusivi, con caratteristiche specifiche.

Il rave illegale nasce in Italia nei primi anni ’90, come risposta alla progressiva commercializzazione che il fenomeno soffriva nella capitale. I primi ad essere organizzati, furono il frutto del lavoro e dell’impegno di sound system e tribe straniere che, oltre ad organizzare e autogestire rave per proprio conto, incontrarono la disponibilità e la collaborazione delle realtà autogestite.

I centri sociali italiani, garantirono un approdo sicuro alle comunità di raver e traveller provenienti dall’Europa continentale, garantendo loro un luogo sicuro e legale dove poter organizzare i propri eventi senza la paura di sgomberi o sequestri degli impianti. Fu proprio da queste collaborazioni che le realtà autogestite entrarono in contatto con una nuova forma di festa e di musica, inaugurando una nuova tipologia di rave party, specifica della realtà italiana.

Un tipico esempio, è quello della scena bolognese: i primi tentativi di rave party e performance tekno, si tennero a Bologna nei sotterranei del Centro Sociale Occupato Autogestito “Pellerossa” nella lontana estate del 1993. Tuttavia il primo rave della scena bolognese fu, con molta probabilità, quello organizzato da “Aldone” Vignocchi, personaggio di spicco della scena underground del luogo e già leader del gruppo “Cavalla-Cavalla”, che si tenne sotto il ponte della ferrovia di via Agucchi.

Fu il primo illegal dell’intera area, al quale ne seguirono altri, organizzati da sound system quali gli “Spiral Tribe”, gli “OQP” e la “Mutoid Waste Company”, di cui ancora oggi se ne ricordano le performances al Mattoids (nel settembre 1995) all’ex deposito dell’Atc in via del Terrapieno, e nel novembre dello stesso anno, all’ex fabbrica della Giordani di Pontecchio Marconi.

Negli anni successivi la scena si evolve raggiungendo l’apice prima nel 1996, con il Teknival di Vado (Bo) sul Monte Venere e nel 1997 con quello di Monghidoro (Bo).

Altri rave illegali furono organizzati anche nei capannoni dismessi delle aree industriali di S. Lazzaro di Savena e Casalecchio di Reno e nelle valli del Setta, del Savena e al confine con la Romagna.

Rave legali invece, trovarono sfogo negli spazi autogestiti del Centro Sociale Occupato Livello 57, nel cuore urbano della città, davanti ai resti di Porta Mascarella.

Uno degli eventi più riusciti e attesi, organizzati dal CSA, fu la Street Rave Parade la cui prima edizione si ebbe nel luglio del 1996.

Dai primi anni Novanta ad oggi la scena italiana è profondamente cambiata, condizionata da un succedersi di decreti-ordinanze di governo e istituzioni, non più disposti a tollerare l’organizzazione di una simile tipologia di eventi.

Riferendosi nello specifico al territorio bolognese, si osserva una drastica riduzione di rave party rispetto al passato, complice anche la politica commerciale dei locali, discoteche e case discografiche che hanno tentato, in parte riuscendoci, di inglobare una scena partecipatissima e dalle sicure potenzialità economiche.

 

 

BIBLIOGRAFIA

J. BECKER, Musica e Trance, in Enciclopedia della musica, V, Milano, Einaudi, 2006.

CARLI, Isabella,  Le tipologie del fenomeno rave in una prospettiva antropologica, (Tesi di laurea in Antropologia culturale, Università degli studi di Bologna, Facoltà di Scienze politiche, a.a. 1996/1997).

FONTAINE, Astrid – FONTANA, Caroline, Raver, Roma, Sensibili alle foglie, 1997. (Trad. di: Raver, Parigi, 1996).

NATELLA, Andrea – TINARI, Serena, Rave off : scintille di pubblico disordine: il movimento dei party illegalif uori dalle discoteche, tra contagio sociale e repressione,Roma, Castelvecchi, 1996.

PACODA, Pierfrancesco, Sulle rotte del Rave, Milano, Feltrinelli, 2002.

PACODA, Pierfrancesco, Rave, Techno, Trance, in Enciclopedia della Musica, IV, Milano, Einaudi, 2006.

REYNOLDS, Symon, Generazione ballo/sballo, Roma, Arcana, 2000. (Trad. di: Energy flash. A journey through rave music and dance culture, Londra, 1998).

TAGG, Philip, Popular music: da Kojak al Rave: analisi e interpretazioni, a cura di Roberto Agostini e Luca Marconi, Bologna, CLUEB, 1994.

Techno-Trance. Una rivoluzione musicale di fine millennio, (a cura di) Gianfranco Salvatore, Roma, Castelvecchi,1998.

THORNTON, Sarah, Dai club ai rave : musica, media e capitale sottoculturale,Milano, Feltrinelli, 1998. (Trad. di: Club Cultures : Music, Media and Subcultural Capital, 1995)

 

Note

___________________________________________________________________

1 Sulle differenti dinamiche che regolano i circuiti mainstream e underground si rimanda al saggio sui Centri sociali.

2L’elettronica underground si esprime attraverso generi ben definiti: techno-drum’n’bass-goa e relativi sottogeneri.

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