Museo Internazionale e Biblioteca della Musica

Il Museo Internazionale della Musica di Bologna nasce nel 2004 per iniziativa del Comune di Bologna. Prima il materiale in esso raccolto era custodito presso il Civico Museo Bibliografico Musicale, istituito dal Comune di Bologna nel 1959 con l’obiettivo di conservare il patrimonio bibliografico e la quadreria di Padre Martini, già ospitata nella biblioteca del Liceo Musicale.

Il Museo Internazionale e Biblioteca della Musica è suddiviso in due sedi principali: quella museale contiene la musica manoscritta a stampa, gli strumenti musicali e i dipinti ed è collocata nello storico Palazzo Sanguinetti, al numero 34 di Strada Maggiore; quella contenente gran parte del materiale bibliografico e l’archivio storico si trova invece nei locali adiacenti al Conservatorio di Musica nella Piazza Rossini al numero 2.

Il Museo Internazionale della Musica è situato nel Palazzo Sanguinetti, edificio che nel corso degli anni ha subito modifiche e ampliamenti. Il suo nucleo originario apparteneva, nel XVI secolo, alla famiglia Loiani, nobili di rilievo nella vita politica bolognese. L’edificio fu venduto nel 1969 a due fratelli, Giulio e Ercole Riario, una famiglia di Savona che da tempo si era stabilita a Bologna. Ercole Riario fece ampliare il palazzo unendo varie abitazioni tra loro per creare un unico grande edificio. Nel 1976 il palazzo venne dato in enfiteusi al conte Antonio Aldini. L’enfiteusi era una sorta di contratto d’affitto che permetteva all’enfiteuta di poter disporre dell’immobile solo dietro il pagamento di un canone e l’obbligo di apportare migliorie all’edificio. Aldini incaricò l’architetto Battista Martinetti di rimodernare il palazzo: le attuali Sala delle Virtù e Sala delle Feste  inizialmente facevano parte di un unico salone cinquecentesco. Martinetti annettè la casa confinante alla struttura. Nel 1832 il palazzo passò al tenore Domenico Donzelli. Infine, nel 1870, divenne proprietaria la famiglia Sanguinetti che, nel 1986, donò al Comune di Bologna gran parte dell’edificio.

Il percorso espositivo ripercorre sei secoli di storia della musica europea e si snoda per nove bellissime sale, ricche di dipinti e affreschi. I dipinti dei personaggi illustri del mondo della musica, circa un centinaio, fanno parte della raccolta avviata da Padre Martini, francescano, compositore e teorico della musica italiano. Nato a Bologna il 25 aprile 1706, Giovanni Battista Martini è conosciuto in tutta Europa per la sua attività di teorico e didatta della musica e fu una delle figure più autorevoli del Settecento. La sua fama come studioso della musica ha messo in secondo piano le sue composizioni musicali, ma egli fu anche un fecondo compositore: scrisse soprattutto musica sacra realizzando oltre 700 composizioni corali sacre. In misura minore si dedicò alla musica profana componendo 23 cantate, dei duetti da camera e duetti buffi, intermezzi teatrali mai rappresentati pubblicamente; scrisse pezzi di musica strumentale tra i quali 12 concerti, 24 sinfonie da camera, 100 sonate, 1273 canoni. Martini si avviò allo studio della musica ancora bambino sotto la guida del padre, il violinista Antonio Maria Martini. In seguito, Giovanni Battista fu istruito nel canto da Francesco Pistocchi e nello studio del clavicembalo e del contrappunto da Angelo Predieri e Giovanni Antonio Ricieri e Giacomo Antonio Perti. Il 20 gennaio 1721 entrò a far parte del convento bolognese di San Francesco, prendendo i voti l’8 settembre dello stesso anno. Dopo aver ricevuto gli ordini minori nel 1725, fu ordinato sacerdote il 24 febbraio 1729. Da quel momento visse sempre in convento, allontanandosi in poche circostanze legate alla sua carriera di musicista: nel 1747 e nel 1753 si recò a Roma per dirigere alcune sue composizioni. Visto favorevolmente da Papa Benedetto XIV, Giovanni Battista Martini fu designato come successore di Niccolò Jommelli  per diventare maestro della cappella di San Pietro in Vaticano, ma rifiutò l’invito per motivi di salute. Nei cinque anni successivi si spostò a Firenze, Pisa e Siena. A Bologna si dedicò pienamente agli studi e all’insegnamento. Nel 1758 divenne membro dell’Istituto delle Scienze e dell’Accademia Filarmonica di Bologna e dal 1776 fu Accademico della Arcadia di Roma sotto lo pseudonimo di Aristosseno Anfioneo. Infine, dal 1780 si associò all’Accademia ducale dei Filarmonici di Modena. Venne chiamato diverse volte per valutare prove d’esame di candidati a posti di maestro di cappella in diverse chiese e istituzioni musicali italiane. Svolse l’attività di docente di musica per quasi dieci anni nel convento bolognese. Formò personalità famose nella storia musicale come Niccolò Jommelli, Johann Cristian Bach, Giuseppe Sarti e Wolfgang Amadeus Mozart, il quale studiò con Padre Martini nel 1770. Morì a Bologna il 3 agosto 1784.

Il catalogo dei suoi scritti comprende numerose opere di interesse teorico e storico. Il testo a cui Martini deve la sua fama di teorico della musica è Storia della musica (I, Bologna 1757 [ma 1759]) nel quale si proponeva di redigere una storia universale della musica. Il progetto prevedeva cinque volumi dei quali ne furono pubblicati solo tre. Morì prima di terminare il quarto volume e di scrivere il quinto. La sua attività di docente si riflette nei due tomi dedicati rispettivamente al contrappunto e al canto fermo fugato, riuniti nel saggio Esemplare, ossia Saggio fondamentale pratico di contrappunto (Bologna, 1774 e 1775-76).

Il suo più ragguardevole lascito è rappresentato dalla ricchissima collezione libraria, che comprende oltre 17.000 volumi. La collezione comprende anche numerosi e preziosi manoscritti. Tra i pezzi unici della sua raccolta, spicca l’Harmonice musices Odhecaton A, la prima edizione interamente musicale stampata in caratteri mobili e realizzata nel 1501, oggi unico esemplare sopravvissuto, custodito nella biblioteca del Museo della Musica e il Melopea y maestro di D.P. Cerone, impresso a Napoli in lingua castigliana nel 1613, divenuto subito molto raro a causa del naufragio della nave che conteneva quasi tutta la tiratura. Per arricchire la sua collezione, Martini commissionò copie di libri di pregio e coinvolse nelle ricerche illustri conoscenti per reperire preziosi volumi. Inoltre, buona parte dell’assortimento potè essere ampliato grazie agli scambi con i librai, amici e colleghi che accettavano di buon grado i suoi lavori in cambio di altri libri.

Ben consapevole dell’importanza della sua collezione, Martini si preoccupò di conservarla per i posteri. Nel 1750 ottenne da Benedetto XIV che alla sua scomparsa la raccolta libraria fosse preservata per intero. Nel 1784 il patrimonio librario di Padre Martini fu affidato alle cure di Stanislao Mattei, allievo di Martini e in seguito francescano, compositore e gregorianista italiano. Mattei fu in grado di salvarla dalle conquiste napoleonice e dalla confisca dei beni religiosi. Infine, nel 1827, la raccolta libraria andò a costituire il primo nucleo della Biblioteca del Liceo Musicale di Bologna, sorto nel 1804 presso l’ex convento degli Agostiniani nella chiesa di San Giacomo Maggiore.

Oltre ai testi, Martini raccolse numerosi dipinti raffiguranti colleghi e allievi, musicisti scomparsi prima del Settecento, compositori e cantanti. Nel 1773 la raccolta comprendeva più di 80 dipinti, dopo la sua morte venne portata ad un numero di 300 ritratti.

Nel corso dell’Ottocento e del Novecento, la biblioteca del Liceo Musicale si accrebbe notevolmente grazie alle aggiunte necessarie dovute all’attività didattica del Liceo e agli acquisti mirati di volumi rari. Nel 1855, Gaetano Gaspari, bibliotecario del Liceo Musicale, dopo anni di lavoro, catalogò in modo esemplare tutto il materiale librario. Nel 1942, in seguito alla trasformazione del Liceo Musicale in Regio Conservatorio di Musica, il Comune di Bologna decise di mantenere la proprietà del patrimonio bibliografico di Padre Martini e dei suoi dipinti istituendo nel 1959 il Civico Museo Bibliografico Musicale.

Attualmente, la raccolta comprende libri, edizioni musicali, carteggi,, dipinti e strumenti musicali. Tra le edizioni musicali spicca la già citata Harmonice musices Odhecaton A. di Ottaviano Petrucci, custodita gelosamente da Padre Martini e preservata fino ai giorni nostri.  Tra i manoscritti il celeberrimo Q15, primo esempio dell’uso della tecnica del falso bordone all’interno del repertorio polifonico quattrocentesco.

La raccolta di strumenti musicali copre un arco cronologico di quattro secoli. Alcuni strumenti hanno un grande valore storico (tra questi ad esempio il clavicembalo enarmonico di Vito Trasuntino). Nel museo è stato inoltre ricostruito fedelmente il laboratorio di liuteria di Otello Bignami, uno dei più importanti liutai della Scuola bolognese del Novecento.

La Biblioteca conserva inoltre circa 10.000 lettere, in gran parte datate al XVIII e al XIX secolo. Il nucleo principale è costituito dal carteggio di Padre G.B. Martini (circa 6.000 lettere), che testimoniano dei numerosi rapporti intrattenuti con musicisti e teorici dell’epoca. Un secondo cospicuo gruppo di lettere è costituito dai carteggi dei bibliotecari del Liceo Musicale di Bologna; infine, ultimo gruppo è costituito da carteggi vari e lettere scambiate tra Padre Martini e il Liceo Musicale.

 

Orientarsi all’interno del Museo

Il progetto d’allestimento del Museo della Musica è stato sviluppato cercando di preservare le caratteristiche architettoniche e artistiche del Palazzo Aldini-Sanguinetti. Il percorso espositivo si sviluppa al primo piano del palazzo per 500 m2. I materiali esposti seguono una scansione tematica e temporale senza prevaricare le testimonianze storico-artistiche esistenti, rispettando la forma architettonica e gli elementi scenografici e pittorici dell’ambiente. L’allestimento è stato organizzato in maniera tale che il visitatore possa fruire dei documenti conservati, ma anche del palazzo in sé inteso come vero e proprio monumento.

La prima sala è quella chiamata Sala del convito che ha la funzione di introdurre alla mostra vera e propria. In questo senso si giustifica la scelta mirata di concentrare l’attenzione del visitatore su un’unica immagine sonora, fortemente evocativa: due arpe cromatiche sono poste al centro della sala. L’obiettivo è quello di inghiottire immediatamente il visitatore nel mondo della musica mettendolo di fronte a due strumenti di grande impatto visivo quali possono essere le arpe.  La Sala di Enea e la Sala dello zodiaco, rispettivamente sala numero due e sala tre, sono dedicate a padre Gianbattista Martini (1706-1784). Il suo ritratto ad opera di Angelo Crescimbeni inaugura il percorso museale. Padre Martini comprese  che la conoscenza della storia della musica doveva fondarsi sulla raccolta più ampia possibile di fonti scritte, figurative e materiali, per questo motivo cominciò a raccogliere il maggior numero di materiale inerente la musica che divenne il nucleo primario della collezione. La sala quattro è dedicata ai musici teorici del Quattrocento e del Seicento. La Sala delle Feste, ossia la sala cinque custodisce i manuali di teoria musicale del XVI e del XVII secolo. Tra questi, unico al mondo, il primo libro musicale a stampa Harmonice Musices Odhecaton A., realizzato da Ottaviano Petrucci nel 1501. La sala sei, Sala all’orientale, espone documenti e dipinti di castrati di varie epoche e di compositori del Settecento come Antonio Vivaldi e Domenico Cimarosa. Questo spazio è dedicato al celebre cantante Carlo Broschi, detto Farinelli. La sala sette è invece dedicata all’Ottocento e a Gioachino Rossini. È possibile osservare la partitura autografata de Il barbiere di Siviglia, il suo pianoforte a coda del 1844 e i suoi effetti personali come la sua vestaglia da camera.  Ritroviamo inoltre busti, ritratti, documenti e libretti della sua prima moglie, Isabella Colbran, celebre cantante del periodo. La sala otto o Sala delle Virtù ripropone libri e strumenti musicali, questa volta appartenenti ai secoli XVIII e XIX. Nell’ultima sala, la nove, vengono omaggiati due importanti personaggi della cultura musicale bolognese: Giuseppe Martucci e Ottorino Respighi.

 

Il Museo e il pubblico: la frequentazione giovanile

Fin dal 2004, anno della fondazione del Museo, è stato avviato il progetto Metti in gioco la musica, ossia un laboratorio per la didattica musicale, sulla scia di un’esperienza nata all’inizio degli anni Ottanta chiamata Progetto Scuola-Territorio e promossa dal Comune di Bologna. Il progetto si basava sull’idea, allora innovativa, di sviluppare una scuola che non fosse isolata dal proprio contesto territoriale, ma rafforzata dalla possibilità di interagire con le opportunità culturali ed educative diffuse a Bologna. Il progetto prevedeva la creazione di  un unico modello organizzativo della didattica attraverso la creazione di aule didattiche nelle principali Istituzioni culturali della città come la Pinacoteca nazionale, il Teatro Comunale, il Museo Ebraico, il Museo della Civiltà Contadina, il Museo Civico Archeologico, il Museo della Musica, e così via. Nell’ottobre del primo anno di apertura sono state avviate le attività didattiche, che hanno da subito avuto un richiamo enorme: nel corso degli anni hanno partecipato circa 16.000 studenti di Bologna e fuori; le attività ed esperienze didattiche si sono moltiplicate e diversificate. Sugli ingressi totali, un buon 40% è costituito da studenti che fruiscono di questi servizi. Gli studenti universitari rappresentano una fascia di pubblico adulta: l’offerta formativa si concentra principalmente sulla scuola primaria. Su un totale di classi il 70% di alunni proviene dalla scuola primaria, un buon 15% di alunni dalla scuola d’infanzia, un 10% di scuola secondaria di secondo grado e infine, un 5% di studenti universitari. Questi dati risultano essere degni di nota perché solitamente nelle scuole pubbliche la musica s’insegna a partire dalle scuole medie e nei corsi di studi superiori come il corso di laurea in D.A.M.S. o il Conservatorio. Seppure quest’ultima categoria è quella che si dedica a uno studio mirato e approfondito della musica, la partecipazione alle attività didattiche o alle visite guidate non è frequente.

In linea generale, per attirare il pubblico il Museo fa affidamento agli incontri laboratoriali e alle mostre che ruotano attorno alle collezioni. Per quanto riguarda i laboratori, il ruolo degli insegnanti diventa essenziale perché costituiscono il tramite tra il Museo e i ragazzi prenotando gli incontri che si organizzano. I bambini appartenenti alle classi delle scuole primarie si avvicinano alle attività didattiche dietro lo stimolo dei docenti i quali cercano di coinvolgere in maniera attiva gli allievi nello studio della musica. Le attività laboratoriali si rivolgono anche ai ragazzi di scuole secondarie di primo e secondo grado, oppure ai ragazzi universitari. Queste fasce d’età però si interessano alla musica spinti dal desiderio di imparare uno strumento o attraverso un approccio autonomo come la volontà di accrescere il proprio patrimonio personale di conscenze nell’ambito musicale. Per questo motivo, l’azione mediatica dei docenti viene a mancare.

Al Museo vengono svolti tre tipi di attività di base:

a) attività per le scuole;

b) attività per bambini e genitori, solitamente il sabato;

c) attività aperte per gli adulti.

Le visite guidate sono due, modulabili a seconda dell’utenza: per bambini della scuola primaria  di nove e dieci anni, per ragazzi della scuola secondaria e per gli universitari. La prima è la visita tradizionale: una guida aiuta ad orientarsi tra il materiale esposto. La seconda visita è invece tematica, dove i ragazzi sono accompagnati a conoscere la storia di Gioachino Rossini, il primo inquilino del palazzo Sanguinetti nella Bologna dell’800.

Vi sono poi le visite animate. Si differenziano dalle precedenti per il grado maggiore di coinvolgimento dei ragazzi. Per i bambini della scuola primaria, fino agli otto anni, si prova a trasformare l’esperienza in una sorta di gioco istruttivo. Solitamente il Museo diventa un grande luogo dove condurre una “caccia al tesoro”, dove ogni oggetto deve essere trovato in base a delle indicazioni storiche o descrizioni. I ragazzi di nove e dieci anni e i ragazzi delle medie vedono e ascoltano gli strumenti grazie all’aiuto di musicisti professionisti che si accingono a suonare i loro strumenti, volutamente simili a quelli esposti e ne spiegano in breve la storia. Anche in questo caso, visto il gran numero degli strumenti che compongono le grandi famiglie, si organizzano visite animate tematiche, cosicché si possa approfondire, ad esempio, la sola famiglia dei fiati.

Ai ragazzi delle medie e dell’Università sono riservate due visite animate particolari: L’officina di Pitagora  e Glissando. La prima consiste nel simulare l’ambiente sonoro che si troverebbe entrando dentro l’officina di un fabbro. Partendo dai singoli suoni e quindi stimolando l’ascolto attivo dei ragazzi, si esplorano i fenomeni di diffusione del suono. Glissando consiste invece nell’affrontare la storia e lo sviluppo degli strumenti a tastiera.

Al Museo si tengono diciotto diversi laboratori, tutti gratuiti. Si rivolgono prevalentemente a bambini molto piccoli appartenenti alla scuola dell’infazia e alla scuola primaria. Solo due di essi sono dedicati ai ragazzi delle scuole secondarie e dell’Università. I laboratori si svolgono in spazi appositamente creati per contenere lo strumentario e una classe di trenta bambini circa. Le stanze sono all’interno del palazzo, solitamente al piano inferiore, ma viene utilizzata talvolta anche la Sala dei Congressi. Ai bambini di tre anni si propongono nozioni in forma di favole come avviene nel laboratorio Il carnevale degli animali, dove le musiche zoologiche diventano il pretesto narrativo per attività motorie di gruppo ed esperienze musicali basate sull’ascolto e sul movimento espressivo. Un altro laboratorio, Takabanda, questa volta dedicato a bambini di sei e sette anni, permette di “fare” concretamente musica. Viene messo a disposizione dei bimbi uno strumentario vario, con l’intento di creare una piccola orchestra, guidata da un direttore. Questo giova ad introdurre alcune nozioni di base, quali quelle di ritmo, di “tutti”, di “solo”, e così via. Si ottiene l’esecuzione di un brano musicale in cui si sperimentano agogica, dinamica, il concetto di sincronia, di ritmica, etc. Partendo da questa esperienza si può proseguire, se l’insegnante lo desidera, con altri laboratori che invece prevedono più incontri e permettono di trattare vari argomenti come la vocalità, la costruzione di strumenti con materiali di riciclo, oppure un approfondimento di quanto fatto negli anni precedenti con i laboratori sugli strumenti musicali. Così avviene per Batucada, por favor!, dove il fulcro è dato dalla poliritmia, della batucada brasiliana. I bambini quindi si concentrano su uno strumentario più specializzato utilizzando percussioni concertanti. È chiaro che questo laboratorio può essere proposto a chi ha già iniziato, negli anni precedenti, un’attività che introducesse all’uso degli strumenti. Ma ai giovanissimi viene proposto anche qualcosa di più elaborato: con Ri-musicazione i bambini si cimentano nella messa in musica di un episodio tratto dal film d’animazione Allegro ma non troppo di Bruno Bozzetto. Gli strumenti sono vari, e in parte provengono dallo strumentario Orff, soprattutto per i ragazzi più piccoli o inesperti. Con il passare del tempo però si passa a strumenti a corda, pizzicata o sfregata, oppure si utilizzano strumenti che il bambino stesso ha costruito per creare gli “effetti speciali” della colonna sonora.

Così quando i bambini che hanno frequentato i laboratori visitano il Museo hanno acquisito le nozioni di base che permettono loro di capire forme e funzioni degli oggetti esposti.

Un esempio di relazione viva tra le attività del Museo della Musica rivolte ai giovani e le altre iniziative culturali che si svolgono in città è il laboratorio Musicage – Il suono preparato. Nel 2012, centenario della sua nascita e ventennale della sua morte,Bologna ha dedicato al compositore e musicista John Cage la manifestazione Centocage. Centocage è stato promosso dal Comune di Bologna, dall’Università di Bologna, dal Teatro Comunale e dal Conservatorio G.B. Martini di Bologna. Hanno collaborato varie istituzioni, tra le quali anche il Museo della Musica. Il laboratorio ha previsto due incontri basati su attività pratiche di composizione e improvvisazione di gruppo. I ragazzi hanno esplorato attivamente i percorsi sonori più significativi della storia musicale del Novecento. Ai bambini più piccoli sono stati dedicati otto incontri durante i quali si è realizzata una versione del Pianoforte Preparato (un pianoforte nel quale il suono viene modificato inserendo vari oggetti tra le sue corde). È stata anche rielaborata in chiave laboratoriale un’altra opera di Cage, Fontana mix.

La realizzazione di Fontana mix è ottenuta mediante l’utilizzo di fogli trasparenti. Si cerca di rappresentare diverse linee curve e misurare la distanza di alcuni punti di queste rispetto ad una linea retta passante per due punti. Tramite l’utilizzo di una griglia, ad ogni distanza viene assegnato un suono (una frequenza) e la sua durata. Le note così ottenute vengono utilizzate da Cage per comporre la melodia con l’ausilio di varie apparecchiature. Si tratta di musica per nastro magnetico, che è stata rieseguita coi bambini, utilizzando dei fogli lucidi su un tavolo bianco. È stata stabilita una legenda per i vari segni; un’animatrice passava un righello sui fogli e i bambini suonavano nel momento in cui passava il righello, che aveva la funzione di una sorta di metronomo. In questo modo i bambini sono riusciti a cogliere aspetti della poetica di Cage e concetti astrusi, come quello di “musica aleatoria”.

Per i ragazzi della scuola media sono state prodotte attività pratiche e laboratoriali mirate come ad esempio il laboratorio di due incontri chiamato Hip Hop Urrà. Si tratta di un percorso che esplora le caratteristiche della voce e del movimento attraverso l’analisi di generi musicali attuali come il Rap o l’Hip-hop, il Raggamuffin – un sottogenere della musica Reggae sviluppatosi verso la metà degli anni Ottanta – la musica Pop e la musica contemporanea. Il laboratorio giova alla comprensione delle regole che governano la creazione di un testo musicato. Alla fine del percorso risultano possibili i collegamenti con testi musicali del Seicento esposti al Museo, come la prima edizione dell’Euridice di Giulio Caccini.

È stato ideato anche un laboratorio per ragazzi disagiati, in collaborazione con un’associazione di Rimini. I partecipanti sono stati aiutati a mettere in musica testi basati sulla loro vita arrivando a intavolare accese discussioni sulla scelta delle parole in base alla metrica, alla melodia, e così via.

Esiste un’altra tipologia di laboratori a pagamento, non scolastici e a richiesta libera, rivolti ad un pubblico di giovani adulti e di genitori con figli, che si tengono nei fine-settimana. Il programma prevede attività che si svolgono da gennaio al dicembre dell’anno successivo, gli incontri si svolgono prevalentemente il sabato mattina o nel primo pomeriggio. Grande successo ha avuto il progetto Mamamusica, dedicato ai genitori e a bimbi di età compresa tra i zero e i trentasei mesi che si ispira alla Music Learning Theory di E.E. Gordon, secondo la quale il bambino sviluppa la sua attitudine musicale nei primi anni di vita. Il laboratorio si propone di creare un contesto comunicativo in cui adulti e bambini producono musica ideata appositamente per loro. Si crea un grande cerchio composto da genitori e bambini dove i genitori cantano guidati dai nostri educatori mentre i bambini sono lasciati liberi di gattonare e muoversi all’interno del cerchio. I neonati rispondono alle sollecitazioni sonore emettendo a loro volta dei suoni che vengono registrati dall’educatrice, modificati e riprodotti. I genitori adattano il loro canto sulla base di quello che il bambini producono; a loro volta i bambini riconoscono nel canto del genitore qualcosa che loro hanno prodotto poco prima e così si viene a creare una sorta di dialogo cantanto a botta e risposta. Questo laboratorio termina con una serie di concerti “distrubati”, aperti sia ai partecipanti al laboratorio che ad altri bambini con i loro genitori. Gli adulti  intonano canti accompagnati da musiche di diversi generi tratte dal repertorio classico, da quello jazz e da quello popolare. Vengono definiti “disturbati” perché i bambini hanno piena libertà di movimento ed espressione: mentre i grandi cantano, i bambini corrono liberi per il palco, emettono vagiti o grida in risposta a quello che sentono, giocano. Ad aggiungersi a questo coro sui generis ci sono i musicisti, che si preoccupano appunto di creare quel sottofondo musicale descritto prima. Il clima che si viene a creare è disteso, ludico e la socialità viene rafforzata dalla coesione che crea la musica. Il laboratorio si svolge in due stanze appositamente allestite, al piano terra, nel palazzo Sanguinetti.

Più si sale con l’età, più il rapporto tra genitori e figli diventa complesso. Si viene a creare cioè un intricato rapporto di collaborazione e reciproca stima tra l’adulto e il bambino. Il bambino, grazie alla presenza del genitore, si sente meno timoroso; allo stesso tempo, essendo più disponibile al gioco, molto spesso risulta più capace del padre o della madre a compiere delle attività musicali. Qualche anno fa è stato creato un laboratorio di composizione con un software particolare creato da un ingegnere artista per bimbi tra gli otto e i dodici anni. Anche in questo caso i ragazzi avevano il compito di creare una sorta di sottofondo musicale ad immagini animate. L’apprendimento nell’uso del software si teneva durante quattro incontri complessivi al termine dei quali aveva luogo una performance live nella quale otto bambini per volta, ognuno con il suo computer, si esibivano facendo un mixaggio live  con suoni campionati.  In tutto ciò i genitori erano completamente inabili e guardavano i figli con ammirazione e rispetto, spesso si facevano aiutare da questa “generazione digitale” che aveva molta più dimestichezza nel maneggiare i suoni e nell’apprendere le tecniche. Dall’altro lato, il bambino, osservando il padre o la madre fare la stessa attività, si sentiva valorizzato nel fare qualcosa “da grande”.

La collaborazione con i genitori si spinge fino agli undici anni. Esiste un ciclo di incontri chiamati Sapere Ascoltare, promosso dal SagGem, ossia il gruppo per l’Educazione musicale del Saggiatore musicale. Si tratta di varie rassegne che portano i ragazzi e i loro genitori a comprendere attraverso esempi musicali dal vivo le opere connesse alle collezioni del Museo della Musica.

Dai dodici anni in su la situazione è più complicata. Si tratta di un’età difficile; i ragazzi vogliono distaccarsi dai loro genitori e affrontare autonomamente l’approccio alla musica. Ci sono una serie di incontri rivolti agli adulti, ma sempre nell’ottica di un approccio didattico alla musica. Sono rivolti ad appassionati o a chiunque voglia imparare o approfondire un ambito preciso. Sono solitamente lezioni molto specifiche: si passa dall’edizione del Concerto di Chopin al tamburo a cornice dell’area mediterranea, e così via. Vengono organizzate serate su temi che prendono spunto dalle collezioni del Museo.

I ragazzi intorno ai diciotto anni e gli universitari sono in genere difficili da coinvolgere. Una delle soluzioni più efficaci per attirare un pubblico di questa fascia d’età è la collaborazione con le scuole di musica di Bologna. È stato ideato una sorta di seminario di tre incontri nel corso dei quali i ragazzi, all’interno di aule apposite, partecipavano con il loro strumento personale e suonavano in una sorta di jam session, nelle quali i ragazzi potevano suonare con dei professionisti.

Vengono anche allestite delle mostre che riscuotono in genere un grande successo. Da diversi anni è in atto una collaborazione con la M. Casale Bauer, ossia la ditta distributrice ufficiale in Italia di diverse marche di chitarre elettriche, tra le quali la Fender. Nel 2004 e nel 2011 sono state allestite due mostre su questa chitarra. Nel 2004 la Bauer ha mandato diverse chitarre storiche per celebrare i cinquant’anni della Stratocaster.

 

Bibliografia:

  • BIANCONI, Lorenzo – ISOTTA, Paolo (a cura di), Museo Internazionale e Biblioteca della Musica. Guida al percorso espositivo, Bologna, Comune di Bologna, 2004;
  • GORDON, Edwing E., Preparatory audiation, audiation, and music learning theory: a handbook of a comprehensive music learning sequence, Chicago, GIA Publications, 2001;
  • GORDON, Edwing E., L’apprendimento musicale nel bambino dalla nascita all’età prescolare, Milano, Edizioni Curci, 2003;
  • MARTINI, Giovanni Battista, Esemplare, ossia Saggio fondamentale pratico di contrappunto, Bologna, s.n., 1774-1776;
  • MARTINI, Giovanni Battista, Storia della musica, Bologna, s.n., 1757-1781;
  • MAZZA, Angelo, Bologna 1770: Burney, Mozart, Farinelli e le origini dell’iconoteca musicale di padre Martini, in Mozart: note di viaggio in chiave di violino, Riva del Garda Museo, s.l., 2006, pp. 67-102;
  • PASQUINI, Elisabetta, Giambattista Martini, Palermo, L’Epos, 2007;
  • PASQUINI, Elisabetta, Martini, Giambattista in Dizionario biografico degli italiani, vol LXXI, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 2008, pp. 223-228;
  • BACON, Tony, 50 anni di Fender: la storia delle leggendarie chitarre elettriche, Bologna, Damiani, 2007.

Sitografia:

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