La Banda

Le bande musicali paiono oggi trovarsi in una situazione che potremmo definire di tramite tra due diverse tendenze. Da una parte si avverte una tendenza alla restaurazione della tradizione (fenomeno cui si assiste in diversi campi), al recupero di un passato che viene oggi anche nostalgicamente riproposto e riaffermato come terreno culturale condiviso, con l’ambizione di recuperare il filo di radici ad un tempo locali e comunitarie, mentre in un passato recente (nel periodo della spinta alla modernizzazione e del boom economico) pareva lo si volesse rimuovere, perché rinviava alla memoria ancora troppo recente e cocente di momenti storici anche difficili e sofferti, di condizioni economiche disagiate. D’altra parte, il repertorio conosce anche una sensibile innovazione: oltre alle tradizionali marce, marce sinfoniche, trascrizioni di opere e operette, di brani sinfonici – eseguite già almeno dal secondo dopoguerra – ne entrano a far parte anche motivi di successo, ballabili, canzoni, musica leggera e colonne sonore, brani per banda originali di compositori contemporanei.

Le bande musicali possono, quindi, essere un ponte tra memoria e contemporaneità; è sempre più necessario che si acquisisca una maggiore coscienza storica della loro evoluzione. È importante valutare come si sono sviluppate, quello che hanno rappresentato sia a livello musicale che sociale nel corso dei decenni, col mutare dei gusti e del contesto culturale; avere consapevolezza del loro ruolo e della loro funzione.

Purtroppo manca un’attenzione storica e critica per la banda in Italia: al di là di pubblicazioni locali, pure preziose perché raccolgono anche importanti informazioni, materiali (sopratutto fotografici) che accrescono la conoscenza dei vari organismi bandistici, mancano lavori che includano testimonianze orali rilevanti e, soprattutto, fonti archivistiche. Le quali pure sono assai numerose, posto che le bande sono sempre state organismi associativi sottoposti a obblighi amministrativi e controlli d’autorità e hanno, quindi, lasciato le loro tracce negli archivi comunali, negli archivi di Stato. Oltre ai materiali depositati in archivi privati o in enti pubblici, comunali o nazionali, comprendenti partiture manoscritte con le annotazioni originali, adattamenti di opere, di operette, attraverso i quali si potrebbe tracciare la storia di diverse bande italiane, l’evoluzione dei gusti e del repertorio.

Come ovunque in Europa, anche in Italia la Banda civile moderna si sviluppa come derivazione della Banda militare a partire dalla metà del secolo XIX.

Certo già c’erano state, in molte città italiane, nei secoli precedenti, “musiche” o “concerti” cittadini legati al servizio dell’amministrazione civile o del potere signorile (giustamente famoso quello di Bologna), ma la Banda moderna non ha in queste antecedenti pur illustri formazioni musicali “pubbliche” che un parziale legame di funzione. I rivolgimenti radicali portati in Italia (e in Italia più che altrove dopo la Francia) dalla rivoluzione e dal regime napoleonico tagliano i vecchi legami e incidono profondamente anche sulla pratica della musica “pubblica” e sulla coscienza dei sudditi (divenuti cittadini) anche in rapporto all’uso e al significato del “concerto” municipale o signorile che si trasforma in Banda civica.

[LEYDI 2008: 8-9]

La rivoluzione francese e il regime napoleonico, quindi, comportarono un grande cambiamento soprattutto per la funzione della banda musicale: la necessità della classe dominante di intervenire, anche nelle rappresentazioni artistiche, per acquisire maggiore consenso imponeva di rivolgersi anche alle classi popolari, traducendo ideali – nazionalistici, economici, politici – nel linguaggio musicale, e, nello specifico, in marce e inni, repertorio tipico delle bande militari ottocentesche.[i] Alla grande espansione delle occasioni di esecuzione, per cui era la Banda a celebrare ogni momento solenne della vita pubblica, sia accompagnò, in tempi successivi, da un lato l’introduzione di nuovi strumenti – le invenzioni di Adolphe Sax (saxofono, flicorno);[ii] il clarinetto con sistema Boehm (messo a punto da Hyacinthe Eléonore Klosé); l’introduzione dei pistoni negli strumenti in ottone – dall’altra, a partire dalla metà dell’Ottocento, le numerose proposte di riforma dell’organico bandistico[iii] – dalla prima proposta unitaria del 1884 quella conclusiva del 1911, di Alessandro Vessella, che definì l’organico strumentale che tutt’ora caratterizza la banda musicale in Italia.[iv]

Il modello della banda napoleonica – formata da strumenti d’ottone e da strumenti a percussione, come le odierne fanfare dalle quali sono esclusi i legni – e il repertorio, costituito da marce e inni, influirono grandemente sulle bande militari, ma hanno informato di sé anche le prime bande civili. Solo successivamente del repertorio di quest’ultime cominciarono a fare parte anche le trascrizioni d’opera, del melodramma,[v] che tanta parte hanno anche nelle scelte musicali degli organismi bandistici odierni.

La maggior parte delle bande musicali civili nacque come corpo musicale della Guardia civica, come espressione di movimenti laici e progressisti: in questa valenza politica e sociale, anche se poi affievolita o, addirittura sopita, sta la ragione dei duri interventi contro le bande musicali durante il periodo fascista.[vi] Nella seconda metà dell’Ottocento le bande civili si erano moltiplicate: se ne formarono in ogni paese, in ogni città: si trovava in esse uno strumento di aggregazione sociale e di manifestazione di orgoglio, e, non da ultimo, di educazione e divulgazione musicale.

Lontano dai teatri, dalle possibilità di apprendimento frequentate dalle classi urbane più agiate, la Banda è stata infatti in Italia, strumento primario per la diffusione della musica colta, operistica e sinfonica, soprattutto nelle zone periferiche, in montagna o nelle campagne.

Anche in città, comunque, la Banda ha avuto un importante ruolo, se non di portatrice esclusiva delle novità musicali, quantomeno nell’accontentare la crescente richiesta di musica, nuova e di generi variegati – marce, marce sinfoniche, inni, ma anche ballabili, canzoni, romanze, selezioni di operette e opere – divenendo vera e propria “Orchestra popolare”.[vii]

Il “teatro” delle esibizioni della Banda è tradizionalmente, anche se non esclusivamente, la piazza, o la strada: luoghi di fruizione musicale non selettivi, nei quali non si paga un biglietto, non occorre essere invitati o appartenere ad un certo strato sociale. Ad assistere alle esibizioni pubbliche delle bande musicali è possibile trovare persone appartenenti a strati sociali anche molto diversi; pure i suoi organici sono uno spaccato della società, composti da individui di diverse provenienze, appartenenti a differenti categorie sociali e generazioni.

Il senso di partecipazione ad un evento collettivo è l’effetto ricercato, opposto a quello di esibizione  individuale; la dimensione e la funzione socializzante sono centrali sia per quelle Bande che, originariamente, dovevano diffondere l’ideologia della nuova nazione, sia per quelle che, successivamente, si sono dedicate esclusivamente alla dimensione dell’intrattenimento.

La Banda è, inoltre, scuola di musica: la funzione educativa svolta originariamente dalle Bande è stata fondamentale per fasce sociali altrimenti escluse dalla possibilità di alfabetizzazione musicale. Le Bande hanno educato bambini e ragazzi alla musica e alla pratica di uno strumento, soprattutto in quei luoghi dove altri spazi e altre opportunità per i giovani non erano dati.

Anche oggi, pur essendosi accresciute e diversificate le possibilità di formazione musicale, la Banda sembra continuare a svolgere un ruolo fondamentale in tal senso: le possibilità offerte da Bologna, ad esempio, città teatro di numerose iniziative musicali e di altrettante occasioni formative, sono ben lontane e diverse da quelle che possono offrire centri abitati più piccoli, in zone isolate o periferiche, ad un giovane che vuole iniziare lo studio di uno strumento ed avvicinarsi al mondo della musica.

Nelle principali Bande della città di Bologna qui prese in esame, la Banda Rossini e la Puccini, si possono individuare immediatamente due aspetti di un certo rilievo: innanzitutto la presenza di persone appartenenti a generazioni diverse, anche molto distanti tra loro, con la partecipazione di musicisti compresi in una fascia di età che può andare dai tredici anni agli ottanta. Inoltre entrambe le formazioni sono composte da musicisti che, per la maggior parte, non sono di origine bolognese. Si tratta di persone arrivate in città in tempi diversi e con diversi scopi: vi si trovano, ad esempio, coloro che sono arrivati da diverse regioni del Sud negli anni ’50 e ’60, o in tempi più recenti, in cerca di lavoro; oppure coloro che si sono trasferiti a Bologna per frequentare l’Università. Si può dire che la totalità di questi musicisti suonava già in una banda nel proprio paese d’origine; questo fattore ha comportato per le Bande cittadine un grande arricchimento non soltanto umano, ma anche del repertorio.

Le Bande da giro – il cui nome deriva dal carattere itinerante di tali formazioni di professionisti o semi-professionisti – del Meridione,[viii] capaci di garantire spettacoli e concerti per cinque o sei mesi consecutivi, esibendosi in diversi luoghi con alto impegno e professionalità, anche grazie a investimenti economici pubblici, sono ormai scomparse; ma la tradizione bandistica delle regioni del Centro-Sud Italia è un fenomeno di grande interesse e rilevanza culturale e storica, e ha costituito e costituisce, in parte, ancora oggi, un terreno importante di formazione musicale di moltissime persone, principale bacino di utenza dei Conservatori, oggi maggiormente frequentati rispetto al passato. Nella stessa Bologna nel 1929, nell’ambito della III Esposizione Nazionale del Paesaggio, venne organizzata una competizione fra le più note e qualificate Bande da giro italiane.

Il livello medio dei musicisti delle Bande odierne si è notevolmente accresciuto: sono sempre più numerosi gli studenti o diplomati del Conservatorio che decidono di entrare negli organici bandistici; fenomeno quasi del tutto assente in passato.

Per un censimento delle Bande italiane suddivise per regioni, per informazioni, segnalazione di concerti ed altri eventi, si può consultare il sito:

http://www.bandamusicale.it/

 

 

Corpo Bandistico “Gioacchino Rossini”

http://www.facebook.com/pages/Banda-Rossini-Citt%C3%A0-di-Bologna/167288546615927

Per ripercorre la storia del Corpo Bandistico G. Rossini è necessario fare riferimento ad organici bandistici nati nella metà dell’800, che portavano nomi differenti e che, col passare dei decenni, attraverso diverse evoluzioni che riflettono anche alcuni eventi fondamentali della storia d’Italia, hanno dato vita alla formazione odierna. Occorre ribadire che purtroppo non esistono studi storici, una lettura approfondita delle fonti d’archivio, che raccolgano con precisione le informazioni necessarie per una esauriente ricostruzione delle vicende di questo Corpo Bandistico.[ix]

Alla fine del 1854 nacque una prima formazione bandistica come associazione volontaria perlopiù di operai residenti a San Lazzaro, della quale non si è tramandato neanche il nome. Già all’inizio del 1855 questa formazione divenne la Banda del Comune di San Lazzaro di Savena: piccolo complesso bandistico composto da circa 15/20 elementi, che iniziò a prestare servizi in occasioni civili e religiose.

Nel 1859, con deliberazione del Comune di San Lazzaro, il Corpo fu aggregato alla Guardia Nazionale: in quell’occasione si registrarono le prime collaborazioni con l’allora Banda di Borgo Panigale. E nel 1860 il Corpo bandistico divenne a tutti gli effetti Banda Nazionale del Comune di San Lazzaro di Savena e, in questa veste, iniziò a prestare anche servizi militari e ad accompagnare le marce delle truppe.

Sciolta per deliberazione governativa la Guardia nazionale nel 1870, conclusasi la necessità di celebrare la nascente nazione, la Banda divenne Musica di San Lazzaro di Savena e continuò, con questa dicitura, a prestare servizi per circa 20 anni, passando sotto la direzione di diversi maestri, tra i quali Pinelli e Enrico Drusiani (noto compositore di ballabili), accrescendo notevolmente il proprio repertorio ed organico, affinando le proprie capacità artistiche e interpretative.

Nel 1890 la Banda si aggregò alla “Società di Mutuo Soccorso fra i Superstiti della guerra per l’Unità d’Italia”, prestando per essa i servizi richiesti. Benché trasferitasi definitivamente nella città di Bologna dopo questa aggregazione, non si interruppero i legami con San Lazzaro, tanto che la formazione mantenne la dicitura Banda di San Lazzaro di Savena e Superstiti.

Un segno di tempi certamente differenti da quelli odierni, in cui, cioè, era alta l’attenzione da parte dell’amministrazione comunale per le formazioni bandistiche, è la nomina per acclamazione a Presidente onorario della Banda l’allora Sindaco di San Lazzaro ed Assessore Comunale alla Pubblica Istruzione di Bologna Enrico Pini nel 1891.

Nel 1920 la Banda assunse il nome di Società Musicale “Risorgimento” per ragioni non esattamente individuate; dei Maestri che si susseguirono alla guida di questa formazione se ne ricordano alcuni: Attilio Baviera – bolognese, che era già stato anche apprezzato Maestro della Banda di Noci, in provincia di Bari, della Banda di Penne, in provincia di Pescara, dove è ricordato per aver istruito molti solisti, e successivamente dell’importante e rinomata Banda di Squinzano, in provincia di Lecce -, Vincenzo Lacchini, Martinelli, Ettore Cicognani, Autunno e Roveri, autore anche di alcune composizioni originali.

Una costante di tutti questi numerosi cambiamenti di nome è il riferimento a San Lazzaro nella dicitura, che venne mantenuta anche quando la formazione si era ormai trasferita a Bologna: evidentemente, si intendeva in questo modo mantenere un legame con un progetto originario, manifestare continuità ed identità d’intenti e d’ideali con i fondatori. È probabile che il cambio di nome nel 1920, con il quale venne abbandonato il riferimento a San Lazzaro, divenne necessario nel momento di cui un’altra Banda nel frattempo formatasi nel Comune di San Lazzaro – composta anche da alcuni elementi che non seguirono a Bologna la Banda aggregata alla Società di Mutuo soccorso nel 1890 – cominciò ad acquisire maggiore rilievo.

Dopo il 1925 la Società Musicale “Risorgimento” entrò in una fase di serie difficoltà, soprattutto legate alla necessità di liberare i locali in via Begatto che fino a quel momento erano stati la sede ufficiale. Nel 1940 avvenne la fusione con un altro organismo bandistico cittadino di rilievo, la Società “Felsinea”, che le aveva concesso ospitalità nei suoi locali. Nell’immediato dopoguerra, nel 1945, la nuova formazione assunse il nome di Corpo Bandistico Gioacchino Rossini, ebbe la sua sede presso il Conservatorio Giovan Battista Martini di Bologna e, fino al 1954, annoverò tra i suoi Maestri direttori Alberto Zanotti, Antonio Landriscina[x] e Mariano Montevecchi.

In quegli anni la Banda Rossini fa concerti e servizi in molte città italiane: Roma, Firenze, Trento, Rovereto, Piacenza. A Torino partecipa al Congresso Eucaristico nazionale; a Trieste suona per festeggiare la riannessione della città allo Stato italiano del 26 ottobre 1954. A Roma suona assieme all’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia nella Basilica di Massenzio; a Piacenza partecipa ad un grande concerto dedicato alla musica di Giuseppe Verdi.

Il Corpo Bandistico partecipa anche a numerosi concorsi bandistici nazionali negli stessi anni: come, ad esempio, il Raduno interregionale di complessi bandistici promosso nel settembre del 1954 dall’allora Ente governativo per il Turismo Sport e Spettacolo della Repubblica di San Marino, in occasione del 25° anniversario della morte di Alessandro Vessella (1860-1929, insegnante di Composizione per Banda presso l’Accademia di Santa Cecilia, direttore per oltre quarant’anni della Banda Musicale di Roma, e principale codificatore della moderna strumentazione per Banda, nonché importante trascrittore di numerose partiture operistiche e sinfoniche di diversi compositori, primo fra tutti Wagner).[xi] In quell’occasione il programma presentato dalla Rossini è composto da trascrizioni di Giuseppe Verdi, Pietro Mascagni, Alfredo Catalani, Richard Wagner e Jules Massenet, e composizioni originali di Alfredo Palombi; il che può dare un’idea del repertorio che la Banda era solita eseguire in quegli anni.

La Banda Rossini oggi è composta da circa 30 elementi – che possono arrivare anche a 35 in particolari occasioni -, guidati dal Maestro Libero Para, che è stato maestro di fagotto dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna fino al 1998, anno nel quale ha assunto il ruolo di direttore della Rossini.

Il repertorio eseguito da questa formazione nelle principali occasioni di esibizione e servizi – processioni, inaugurazioni ufficiali, feste nazionali, ma anche concerti per beneficenza -, sebbene comprenda ormai anche brani di musica leggera e, in misura minore, musica da film, è composto prevalentemente di marce, marce sinfoniche e trascrizioni d’opera e operetta; scelte musicali tipiche delle bande musicali tradizionale, che sono rimaste fortemente radicate soprattutto negli organismi bandistici del Sud Italia. Questo fattore sembra essere una costante nella storia della Banda Rossini, la quale, essendo la principale formazione bandistica della città di Bologna, ha sempre accolto anche musicisti arrivati in città dalle regioni del Sud per lavoro; inoltre molti dei Maestri che si sono succeduti alla sua direzione hanno avuto importanti esperienze alla guida di Bande del Sud, acquisendone il repertorio e continuando la tradizione degli adattamenti e delle trascrizioni di brani che a esso appartenevano.

Oggi la Banda è perlopiù composta da musicisti provenienti dalle principali regioni del Mezzogiorno – Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia – arrivati a Bologna per ragioni diverse e in tempi differenti. Assieme a coloro che sono arrivati in città negli anni ’50 e ’60, e sono entrati da subito a far parte della Rossini, che suonavano già nelle Bande dei loro paesi e città d’origine e sono stati testimoni di una tradizione bandistica molto più fortemente radicata e ricca, vi sono musicisti arrivati in tempi più recenti, che si sono ugualmente formati in altri organismi bandistici di altre regioni italiane.

Ad essi si sono uniti degli studenti universitari: provenienti da diverse regioni e già musicisti nelle formazioni bandistiche nei luoghi di provenienza, hanno trovato nella Banda a Bologna un modo per continuare a suonare, un elemento di continuità nella loro esperienza musicale. Alcuni di essi sono arrivati in città una ventina di anni fa per studiare e vi sono rimasti per lavoro una volta terminati gli studi; frequentemente la Banda si arricchisce di nuovi elementi, giovani che non hanno ancora concluso il percorso di studi universitario.

Il livello di competenze tecniche musicali dei vari elementi è piuttosto vario: vi sono studenti e diplomati al Conservatorio, così come maestri del Conservatorio adesso in pensione – come Marcello Masi, che ha insegnato oboe fino al 1998, ed è entrato in Banda l’anno seguente -, ma anche musicisti di età molto diverse che si sono formati nelle scuole bandistiche – ad esempio, Vincenzo Filosa (flicorno e cassiere della Rossini), che è arrivato a Bologna venti anni fa per studiare all’Università ed è rimasto per lavoro; Filippo Giardina (trombone) siciliano emigrato in città negli anni ’50; giovani studenti universitari provenienti da altre regioni, come Rocco Giannone, lucano (basso tuba), Nicola Rafti (gran cassa) che ha portato nella Banda anche il fratello minore Mimmo (tromba), Alberto Sicilia (flicorno), calabrese, cha ha raggiunto gli zii che già facevano parte della Rossini prima del suo arrivo in città – i due fratelli Salvatore e Franco Manfredi che sono a Bologna da circa vent’anni e ricoprono rispettivamente il ruolo di Presidente e Capobanda. Vi sono anche elementi che si sono formati nella stessa scuola del Corpo bandistico bolognese, giovani e meno giovani, come Salvatore Cirelli che, una volta andato in pensione da vigile urbano due anni fa, si è dedicato allo studio del corno e adesso suona stabilmente nella Banda.

Si può dire che l’organico che compone il Corpo Bandistico “Gioacchino Rossini” sia un fedele, sebbene non completo, riflesso del tessuto sociale che compone la città odierna.

Inoltre una così massiccia presenza di musicisti formatisi soprattutto nelle Bande del Mezzogiorno ha certamente rafforzato la già presente tendenza a prediligere un repertorio bandistico tradizionale, fortemente caratterizzato da una grande varietà di marce sinfoniche e marce brillanti, che, da sempre, contraddistinguono le scelte musicali operate dalle formazioni bandistiche del Sud Italia.

Molto di più si potrebbe apprendere sul repertorio, e sul mutare dei gusti, oltre che sulla storia di questa formazione, dai materiali d’archivio che la Banda Rossini ha donato diversi anni fa al Conservatorio di Musica “Giovan Battista Martini”, ma che, purtroppo non sono ancora a disposizione di pubblico e studiosi.

Prove della Banda Rossini nella sede di via Papini a Bologna

Conversazione con alcuni musicisti della Banda Rossini.

 

Libero Para, Maestro direttore.

 Io sono in pensione da ’98 dal Comunale, dove ero maestro di fagotto, e da allora faccio il maestro della Banda, sono circa quindici anni. Le condizioni non sono facili, ma l’importante è fare quello che si può. Io credo nella musica e specialmente nella Banda; sono nato nella Banda al mio paese, Sarsina (FC), dove ancora, quando posso, cerco di dare una mano, di trasmettere entusiasmo, affetto sincero. Perché, per me, la Banda è come stare in amicizia, stare bene insieme, il rispetto; credo molto in questo.

Suonare uno strumento a fiato è molto difficile, prima di trovare l’equilibrio passa del tempo, e molti ragazzi, oggi, non hanno la pazienza, si stufano subito.

 

 

 

Alberto Sicilia, flicorno baritono.

 Io sono calabrese e sono arrivato nella banda circa 10 anni fa, quando sono venuto a Bologna per l’Università. Fino a qualche anno fa ero semplice musicista, ma da qualche anno mi occupo anche della gestione insieme ad altre 2 persone. Tutto quello che facciamo lo si fa senza fini di lucro, per divertirsi; la si porta avanti perché la persona che la guidava prima, Michelino Biondi, ci ha fatto l’onore di passarla a noi.

Io suono dalla terza elementare e sono entrato in Banda al mio paese, poi sono arrivato dalla Calabria qui a Bologna  per frequentare l’Università, e ho trovato un modo per suonare; poi le altre due persone che gestiscono la banda con me sono i miei zii che erano qui prima di me, 10 anni prima… e quindi sono venuto alla Rossini anche io. Spesso succede così: o sono amici che ti portano, o, come nel mio caso e in altri, dei parenti.

Qui un po’ di ricambio di giovani c’è, ma niente in confronto a quello che succede nelle Bande di paese, dove è limitata la possibilità di altri svaghi e molti ragazzi iniziano a suonare ed entrano nella Banda.

 

Vincenzo Filosa, flicorno.

 Il ricambio che c’è stato in questa Banda è fatto soprattutto da gente del Sud, ed è stato notevole. Ogni anno da questa formazione passano moltissimi musicisti: vanno, vengono, qualcuno si ferma di più, anche per anni, per altri è un passaggio. Alcuni vengono per l’università e poi vanno via; negli ultimi anni è più difficile trovare una stabilità. Arriviamo anche a 35 elementi; negli ultimi due anni ci sono più ragazzi giovani; la Banda si è ringiovanita, soprattutto grazie a persone che vengono da fuori, non di Bologna.

Abbiamo una scuola, con due maestri, uno per gli ottoni e un altro per le ance, e non facciamo pagare niente, ma, nonostante questo, è un po’ difficile trovare ragazzi. La scuola quest’anno conta circa 15 allievi e si rivolge soprattutto a bambini e ragazzi, perché crescendo diventa più difficile imparare; poi abbiamo delle eccezioni, ad esempio Salvatore, che ha circa 65 anni e ha iniziato a studiare musica un paio di anni fa quando è andato in pensione, e adesso suona il corno con noi nella Banda. Abbiamo dei finanziamenti solo per la scuola, dalla Provincia, ma per il resto niente.

Abbiamo avuto per molti anni un contributo annuale dalla Cassa di Risparmio di Bologna, dalla Fondazione, e ci faceva fare 10-15 concerti all’anno dove voleva, per beneficenza, per San Petronio; ma tutto questo si è interrotto cinque anni fa circa. Adesso è più difficile, per noi e anche per la Banda Puccini. Lo spirito della Banda, comunque, non sono i soldi e questa è sempre stata una cosa molto radicata. Io sono arrivato nella Rossini nel ’91, appena sono arrivato a Bologna, e non c’è mai stato lo spirito del guadagno, c’è stato qualcos’altro; per questo questa Banda esiste dalla metà dell’800, è un altro spirito che la tiene insieme. Abbiamo un pubblico affezionato, che ci segue.

Siamo in molti del Sud che hanno iniziato nelle bande di paese e hanno mantenuto questa passione anche quando sono arrivati a Bologna. La maggior parte della Banda è costituita da persone di questa provenienza, poi ci sono anche persone nate qui, che hanno studiato musica qui, ma sono poche.

Una decina di musicisti suonano sia nella Rossini che nella Puccini. Io, Alberto e altri andiamo a dare una mano alla Banda di Casalecchio; c’è scambio, anche per aiutarci a completare gli organici. Poi così i musicisti possono affrontare repertori diversi.

Qui facciamo soprattutto il repertorio tipico delle Bande del Sud: molte marce sinfoniche, brani d’opera: la tradizione della Banda in Italia. Poi, certo, Morricone, ad esempio, lo chiedono e noi lo facciamo. Molto dipende dal maestro e dall’organico; i musicisti per certi strumenti è sempre più difficile trovarli, soprattutto gli ottoni.

 

Marcello Masi, oboe.

 Io sono entrato prima nella Puccini, nel ’99, perché sono andato in pensione nel ’98, insegnavo oboe al Conservatorio. Poi, tramite un sassofonista che suonava al Conservatorio e anche alla Puccini, sono entrato lì anche io. Poi dopo, sei o sette anni fa, è mancato l’oboe qui e mi hanno chiesto di venire alla Rossini. Ci avevo già suonato un paio di volte nel ’60, ero appena diplomato, perché avevano bisogno, e allora feci due o tre concerti con la Rossini.

Ai ragazzi che vengono nella Banda deve piacere soprattutto il repertorio, perché non può essere molto giovanile, canzonette o musica leggera, quindi… la Banda è, comunque, nata per essere una sorta di doppione dell’orchestra. Poi, certo, facciamo anche musica leggera, musica da film, che ultimamente va molto. Poi servono gli arrangiamenti per Banda che sono difficili da fare, perché ci sono tanti strumenti in tonalità differenti; noi usiamo sopratutto quelli che già ci sono, per opere e operette; per la musica da film anche alcuni arrangiamenti nuovi fatti da un nostro collega, Goboni, che ha fatto tanti arrangiamenti qui da noi.

 

Filippo Giardina, trombone.

 In passato, quando ho iniziato a suonare io, era tutto molto diverso. Io vengo dalla Sicilia, da Lentini, dove c’era una Banda di 60 elementi, c’era l’organico completo; si facevano concerti tutte le domeniche in piazza, ai giardini, perché la banda era istituita dal Comune, e funzionava perché era sovvenzionata con una sovrattassa, e con questa raccoglievano dei fondi per pagare la Banda. E la Banda forniva un servizio e faceva spettacoli per la cittadinanza, tutte le domeniche; si facevano sei sere di prove, e tutte le settimane si faceva un concerto nuovo. Io la musica l’ho conosciuta lì, suonavamo sempre cose diverse e così si apprendeva.

Il maestro della Banda e della scuola di musica, andava nelle scuole a prendere gli alunni: ci davano gli strumenti e gli spartiti. Quindi la formazione si rinnovava continuamente, anche perché c’era un interesse da parte del Comune; cosa che non esiste qua. Con la Banda di Lentini abbiamo girato mezza Sicilia; c’erano dei professionisti, era una cultura, veniva tantissima gente a sentirci.

Io ho 82 anni e suono con questa Banda da quasi cinquant’anni, e anche con la Puccini, da quando sono arrivato a Bologna per lavorare.

 

Corpo Bandistico Giacomo Puccini

http://it-it.facebook.com/pages/Corpo-Bandistico-G-Puccini-DLF-Bologna/315658072720

Questa formazione ha una storia più recente e piuttosto diversa da quella dell’altra principale Banda cittadina, la Rossini.

La Puccini è nata, infatti, nel 1952 grazie all’iniziativa del Maestro Enea Bazzani che l’ha diretta fino al 1976; nel 1955 prende il nome di Filarmonica Giacomo Puccini, assume forma legale, si dota di uno statuto, ed elegge come Presidente l’imprenditore bolognese Sergio Busi. Questa formazione, quindi, non è mai stata una Banda municipale, ma ha vissuto grazie alla protezione e ai finanziamenti privati: inizialmente, di questo imprenditore appassionato di musica, che aveva l’ambizione di creare la Banda della città di Bologna. Effettivamente nel 1962 sembrò che questa ambizione si fosse concretizzata con la formazione bandistica “Città di Bologna” costituita da alcuni elementi della Banda Rossini e altri della Puccini, sotto la presidenza di Busi.

Alcuni ritagli da quotidiani del 1962, raccolti nel sito della Banda Puccini a cura di Bruno Benzi, che danno notizia della nascita della nuova formazione.

Nella realtà questo organico non ebbe lunga storia: gli scambi frequenti di musicisti da una formazione all’altra, la partecipazione stabile alle attività di entrambi gli organismi bandistici da parte di alcuni elementi, che si verificano anche oggi, non hanno modificato gli statuti e non hanno comportato certo la fusione delle due Bande che hanno, invece, mantenuto le due diverse diciture e che oggi rivendicano la propria indipendenza e specificità.

Fino al 1981 la Banda è rimasta sotto la presidenza di Sergio Busi. Dopo la sua scomparsa, la guida della Puccini è stata assunta dal fratello Franco Busi, e nel 1997 la formazione prese il nome di Corpo Bandistico Giacomo Puccini di Bologna.

Dal 1994 la famiglia Busi è stata anche promotrice di una Rassegna di Bande regionali nella frazione di Mongardino, nel comune di Sasso Marconi, cui, negli anni, hanno partecipato non solo le principali formazioni bandistiche dell’Emilia Romagna, ma anche alcune esponenti delle tradizioni bandistiche di altre regioni italiane, e di altri paesi. Questa rassegna ha costituito per anni – fino al 2004 – una delle poche iniziative (se non l’unica) dedicate alle Bande dalla città di Bologna e dal suo territorio. Nel 2003 fu anche indetto da Franco Busi, con il sostegno dell’Anbima (Associazione Nazionale Bande Italiane Musicali Autonome) dell’Emilia Romagna,[xii] un Concorso per composizione originale per Banda in memoria di Sergio Busi.

Qui si trova un articolo dedicato al Concorso, dal sito della Banda Puccini.

Dopo la direzione del Maestro Enea Bazzani, nel 1977 la Banda iniziò ad essere diretta da Gianfranco Donati che vi rimase fino al 1997. Nel 1998, dopo la breve parentesi del Maestro Nicola Cattoli – che accompagnò la fase di rinnovamento di statuto che portò alla nuova dicitura di Corpo Bandistico Giacomo Puccini di Bologna – , per volere di Franco Busi, venne chiamato a dirigere la nuova formazione il Maestro Ezio Foschi, la cui fama poteva anche contribuire ad una più decisa affermazione del nuovo corso intrapreso da questo organismo bandistico.

Già docente di musica del Complesso Strumentale Bandistico “Amici della Musica” di San Mauro Pascoli (FC), direttore della Banda Città di Rimini – della quale è considerato vero e proprio ricostruttore oltre che rinnovatore – e della Banda Città di Cesena, Foschi fu incaricato di operare un profondo rivolgimento e rinnovamento della Banda Puccini e del suo repertorio. Stipendiato da Franco Busi, il nuovo Maestro si dedicò completamente alla Puccini e intraprese un lavoro di perfezionamento con molti strumentisti della Banda, ampliò notevolmente il repertorio attraverso numerosi adattamenti e arrangiamenti ad hoc, commisurati sulle possibilità di questa formazione bandistica, allargando notevolmente il repertorio fino a comprendere pezzi di musica leggera, musica da film, classici del jazz e brani della tradizione folklorica italiana.

L’ambizione di Franco Busi, seguendo anche le orme del fratello Sergio, era quella di dotare Bologna di una Banda ufficiale, degna erede della tradizione bandistica passata della città, immaginando anche la nascita di una grande scuola che potesse formare musicalmente molti giovani, contribuendo, anche così, ad accrescere le potenzialità interpretative e il livello tecnico del corpo bandistico incaricato di celebrare le occasioni pubbliche e solenni della città. Busi fu Consigliere di Amministrazione della Poligrafici Editoriale, editrice de Il Resto del Carlino, Giorno e Nazione, e, probabilmente anche in virtù della sua professione, intervenne numerose volte a mezzo stampa per denunciare la situazione di grave difficoltà in cui versava la Banda Puccini e la scarsa considerazione riservata alle Bande e alla loro importante tradizione e funzione da parte dell’Amministrazione comunale e regionale. Da un articolo pubblicato su Il Resto del Carlino del 21 novembre 1998:[xiii]

Bologna deve avere una banda ufficiale da sfoggiare nelle manifestazioni civili e religiose, come accade anche nei più piccoli Comuni, ben attenti a non perdere le loro tradizioni popolari […] Invece sembra prevalere un generale disinteresse. Spesso la burocrazia rallenta le decisioni e, di fatto, chi suona in banda a Bologna non ha possibilità di crescita.

[FRANCO BUSI]

Nel 2002, Busi dette vita ad una Fondazione, intitolata a lui e alla moglie Cecilia, che doveva favorire la divulgazione dell’attività bandistica, e nel 2004 fu inaugurata la nuova sede di via Emilia Ponente: un grande spazio a disposizione della Banda, dotato di aule dedicate appositamente alla scuola, a disposizione di giovani studenti di flauto, clarinetto, sax, tromba, trombone, flicorno, percussioni che potevano frequentare i corsi tenuti da maestri professionisti.

Le difficoltà per i grandi costi di gestione di questa struttura iniziarono molto presto, già ad un anno dalla sua Fondazione; nel 2008, con la morte di Franco Busi, la Puccini ha perso il suo finanziatore e sostenitore.

In quell’anno la Banda si è riorganizzata con un nuovo consiglio e un nuovo Presidente, Maureen Lister; costretto ad abbandonare i locali di via Emilia Ponente, il Corpo bandistico ha trovato ospitalità negli spazi dell’Associazione DLF (Dopolavoro Ferroviario) di via Serlio,[xiv] che accoglie i musicisti come tesserati.

Dal gennaio 2009 si costituisce il gruppo Corpo Bandistico G. Puccini – DLF Bologna sotto la direzione del Maestro Marco Benatti e riprende, seppure con difficoltà, l’attività legata alla scuola di ottoni, ance e percussioni con maestri diplomati, grazie ad un piccolo finanziamento della Provincia.

Il resoconto di queste vicende è utile per comprendere lo stato attuale in cui versano le Bande cittadine. Pare che la storia delle formazioni bandistiche della città di Bologna sia sempre segnata da difficoltà dovute alla scarsa attenzione e considerazione, da parte delle amministrazioni comunali e dagli assessorati alla cultura, per una forma di aggregazione musicale che ha rivestito un ruolo di primaria importanza nel patrimonio storico culturale musicale d’Italia.[xv]

Del 2011 è una proposta della Puccini per un Polo Bandistico della città di Bologna,[xvi] che a tutt’oggi (2012) non è stato realizzato. Mantenendo la propria autonomia artistica e le proprie caratteristiche, le Bande della città potrebbero unire le forze per creare un’unica scuola bandistica municipale permanente, coinvolgendo le scuole e altri Enti che si occupano di ragazzi in età scolare con laboratori e attività; per progetti comuni con Conservatorio e Università, (corso di laurea del DAMS), e per creare un unico archivio di musica per banda musicale a disposizione di tutti, musicisti e studiosi.

Anche il fondo dei materiali manoscritti della Banda Puccini, come quello della Rossini, è stato donato al Conservatorio Giovan Battista Martini di Bologna circa due anni fa, ma, purtroppo, anche questi documenti non sono ancora a disposizione per la consultazione da parte del pubblico.

La Banda Puccini è oggi composta da circa 50 elementi – quando la formazione è al completo, cioè soprattutto in occasione di concerti -; anche  qui, come nella Rossini, è piuttosto forte la presenza anche di giovani universitari provenienti da altre regioni, che suonavano già in complessi bandistici nei loro paesi e città d’origine e oggi, magari, frequentano il Conservatorio.

Vi sono anche musicisti più anziani, con la consueta caratteristica per le Bande, assai rara in altre formazioni musicali, di riunire persone di età tanto differenti. Come Vittorio Astolfi, che ha 82 anni e suona il clarinetto nella Puccini fin dai primi anni dopo il suo arrivo a Bologna dalle Marche nel 1959. Testimone dei primi anni di storia di questa formazione bandistica, dalle sue parole emerge chiaramente quale sia stata la funzione della Banda per lui, nella sua storia di lavoratore emigrato a Bologna.

 

Intervista a Vittorio Astolfi, clarinettista nella Banda Puccini, nella Banda di San Lazzaro e nella banda di Samone (Zocca).

 Io sono venuto dalle Marche, e quando sono arrivato a Bologna la prima Banda in cui ho suonato è stata quella di San Lazzaro, nel ‘59. Poi, seguendo un gruppo di amici, sono arrivato alla Puccini nel ’60… anche per migliorare, perché era più qualificata come banda. Io già da ragazzino, nelle Marche, suonavo in una banda di paese.

Nel ’60 alla Banda Puccini c’era ancora Bazzani, poi è morto dopo pochi anni. Poi siamo dovuti andare via dalla sede di allora, che era il cassero di via Lame…a quel punto ci ha aiutato un po’ il prete di via Lame, poi il Comune si è interessato per trovarci posto da un’altra parte. Siamo andati al cassero di Santo Stefano, poi abbiamo cambiato sede tantissime volte… La Puccini aveva un bell’organico quando è nata, con il maestro Bazzani, che ha saputo veramente tirar su la banda.

Morto Bazzani, si è interessato Busi alla Banda che ha finanziato molto: un suo progetto, addirittura, era unire la Puccini alla banda Rossini, ma non c’è mai stato un accordo; anche perché un corpo di 60/70 persone come si fa a finanziarlo, come può funzionare? Bisognerebbe che fossero solo professionisti. Busi aveva fatto una bellissima sede in zona Borgo Panigale… Dopo Bazzani il maestro è stato Donati, che adesso dirige la banda di San Lazzaro e quella di Anzola, poi altri, poi Foschi.

Negli anni ’60 il repertorio era composto perlopiù da trascrizioni da opera e operetta: Nabucco, Trovatore; quella era la base principale per il repertorio da palco; poi per le processioni, era tutta un’altra cosa, c’erano le marce religiose etc. Il pubblico, poi, varia: c’è quello a cui piacciono le canzonette e quello a cui piace l’opera, cose più sostanziose. Se vai in un posto dove l’opera non è molto conosciuta, magari solo da una persona o due, allora devi fare delle cose allegre, dei valzer.

Io suono ancora in tre Bande: la Puccini, quella di San Lazzaro, dove sono tornato a distanza di anni, e poi vado anche a Samone, vicino a Zocca. Però la principale è la Puccini, nelle altre vado solo se sono libero da questa. Io sono rimasto l’unico che era già nella Puccini nei primi anni della sua storia.

Adesso con la Puccini facciamo un repertorio tutto diverso, anche delle cose che io non ho mai visto. Gli elementi ci sono, perché ci sono tanti studenti… che però hanno tanti altri impegni loro. Adesso nella Banda ci sono anche persone che hanno il diploma, che hanno fatto o fanno il conservatorio, e quindi si possono fare anche brani diversi, più complessi.

Per me è stato un aiuto aver avuto la Banda a Bologna perché ero qua da solo… io ho avuto solo benefici perché mi trovarono anche un lavoro: mi consigliarono le persone che avevo conosciuto nella banda per trovarne uno; io avevo cambiato non so quanti lavori. Qui a Bologna arrivavano in quegli anni – ‘50/ ’60 – persone da altre regioni, meridionali specialmente, che erano anche discreti come suonatori perché venivano da scuole bandistiche molto buone.

A me la banda mi ha aiutato personalmente, ma anche per il lavoro; perché si sta in mezzo alla gente e si imparano tante cose, io non ho studiato… Ho iniziato a suonare il clarino a 13 anni a Fossombrone – adesso ne ho 82. Il Comune della mia città d’origine aveva messo un bando per invitare chi volesse partecipare alla scuola di musica della Banda… poi su trenta che siamo andati ne son venuti fuori tre discreti!

Adesso fanno poca teoria e solfeggio, danno subito lo strumento, una volta non era così. Poi, prima, al Conservatorio non era facile entrare.

Ho suonato nelle orchestrine, subito dopo aver imparato un po’, insieme ad altri due o tre andavamo nelle sale da ballo a suonare. Suonavamo anche il jazz americano… avevo sentito anche i musicisti americani suonare. Fino a che ho dovuto cercare di lavorare, perché con la musica non guadagnavo abbastanza, e allora sono venuto a Bologna. Ho fatto 12 lavori diversi!

Io sono stato contento della musica, perché ancora oggi studio e suono: mi basta suonare. E faccio un po’ di tutto, non solo il repertorio della banda.

Nei paesi ci tengono di più ad avere una banda, la aiutano. Il Comune dovrebbe aiutare un po’, dare uno spazio adeguato, qualche servizio in più; prima facevamo sei o sette servizi all’anno solo per il Comune. Addirittura, in passato nelle Bande c’era un persona addetta ad andare a cercare i contratti, gli ingaggi.

Con grandi differenze dovute ai tempi, alle condizioni sociali ed economiche, la funzione della Banda oggi per i giovani universitari può in qualche modo sovrapporsi a quella che ha avuto in passato per i lavoratori che arrivavano in città da altre regioni: il ricostituirsi, almeno in parte, di un tessuto conosciuto, già frequentato, evidentemente e, in certi casi, esplicitamente riconoscendosi in certi valori di comunità e compartecipazione musicali, ricercati anche quando mutano luoghi e condizioni.

Questo lo spiega, in parte, anche Massimo Rizzuti che in Calabria ha iniziato a suonare il saxofono nella Banda e si è diplomato al Conservatorio, e da quando è a Bologna come studente di Giurisprudenza è impegnato in diverse formazioni musicali tra cui la Banda Puccini, per la quale si occupa anche della attività della scuola per il settore degli strumenti ad ancia.

 

Da una conversazione con Massimo Rizzuti, sax contralto e soprano nella Banda Puccini e nella Roveri Jazz Band.

 Sono diplomato al Conservatorio, faccio parte della Banda Puccini e insegno anche nella scuola. Di solito riusciamo ad avere cinque o sei elementi, poi qualcuno, magari, entra nella Banda, ma pochi.

Io sono nato nella Banda, quindi quando sono arrivato a Bologna – sono calabrese – a studiare Giurisprudenza, sono entrato nella Puccini. E poi, secondo me, la Banda è la base, anche se è disprezzata dai Conservatori, è il punto d’inizio, ma molti che poi arrivano ad un certo livello dimenticano da dove sono partiti.

Frequentare la Banda ti mette in contatto anche con un mondo di persone anche molto più grandi, e poi ci sono i ragazzi come me che ho 22 anni, o anche più giovani… ed è questo il bello della Banda, e chi non frequenta questi ambienti non lo immagina neppure.

Secondo me ci vuole umiltà, perché, magari, quelli che si diplomano al Conservatorio si dimenticano dove hanno iniziato o, addirittura, lo disprezzano ed è assurdo.

Al Sud l’attenzione per le Bande è maggiore, ma anche lì la situazione sta molto peggiorando perché i Comuni che investivano un tempo, adesso non lo fanno più e anche i ragazzi sono sempre meno interessati.

Il repertorio di questa formazione bandistica è molto vario: meno votata della Rossini all’interpretazione di marce sinfoniche e brillanti, che pure sono presenti, la Banda Puccini predilige trascrizioni d’opera e di operetta, ma anche brani sinfonici, e, soprattutto negli ultimi anni, interpreta anche colonne sonore, canzoni, e pezzi originali per banda di compositori moderni e contemporanei.

 

Bruno Benzi, flautista e Vicepresidente della Puccini, racconta qual è il repertorio odierno e quali sono le occasioni per servizi e concerti della Banda.

Bruno Benzi, flauto, vicepresidente e tesoriere della Banda Puccini.

B: Dopo Sergio Busi è succeduto alla presidenza il fratello Franco e ha investito parecchi soldi: ha chiamato il maestro Ezio Foschi, che era molto bravo, e veniva da San Mauro Pascoli, stipendiato da lui; ha comprato la sede in cui eravamo prima, in via Emilia Ponente, con i locali giusti anche per la scuola. Poi quando Franco Busi è morto, nel 2008, è andato un po’ tutto in rovina… abbiamo dovuto lasciare la vecchia sede perché c’erano da affrontare spese troppo alte, quindi ci siamo affiliati al Dopolavoro.

Adesso facciamo una ventina di servizi, concerti all’anno, in parte gratuiti e in parte a pagamento, che bastano per le spese.

Io sono nella banda dall’82, quando c’era il maestro Donati. Dopo di lui per circa sei mesi c’è stato il maestro Nicola Cattoli; poi è arrivato Ezio Foschi, che è rimasto per parecchi anni, fino al 2008; adesso c’è Marco Benatti, diplomato in tromba, appassionato di bande musicali, nonché magistrato.

G: Il repertorio è cambiato nel corso degli anni?

B: Sì, perché siamo riusciti ad attrarre anche molti giovani, studenti universitari, quindi adesso abbiamo anche aggiornato il repertorio: facciamo un po’ di musica leggera, poi per il prossimo anno, per il bicentenario di Wagner, stiamo provando un adattamento dei Maestri Cantori di Norimberga; poi anche Verdi, perché il 2013 è anche il suo bicentenario, del quale si trovano moltissime trascrizioni per banda. Poi abbiamo parecchia musica da film; originali per banda, ad esempio, Philip Sparke, contemporaneo, Gustav Holst, compositore inglese di inizio ‘900; trascrizioni di Charles Gounod, e di marce ungheresi di Hector Berlioz.

Poi abbiamo tutto il repertorio di marce, molte di John Philip Sousa, americano; parecchie trascrizioni e fantasie di musiche italiane: fatte da autori che prendono 5 o 6 pezzi di musica italiana e fanno un arrangiamento.

Poi c’è il repertorio religioso e, per non sbagliare, siamo andati direttamente alla curia a farci dare le marce ufficiali, gli inni ufficiali.

Prima facevamo solo brani d’opera, marce sinfoniche, nessun originale per banda o musica popolare. Adesso abbiamo anche qualche trascrizione di pezzi jazz.

C’è anche molto scambio tra le bande: quando una ha bisogno, chiede e la gente va.

Abbiamo cinque o sei diplomati; c’è un ragazzino di 14 anni, che suona la tromba, e viene con il padre, che sta imparando le percussioni. Ma molti ragazzi vengono dall’università. Sono aumentate le donne, sono una decina, quando sono arrivato io nell’82 ce n’era soltanto una.

Lavoriamo soprattutto per le parrocchie e dopo la processione solitamente si fa un concertino di mezz’ora; ci chiamava la curia per la festa di San Petronio, ma quest’anno non ci ha chiamati; il Comune ci chiama per qualcosa, quest’anno abbiamo inaugurato il tribunale; a volte si suona per il 2 giugno.

La Banda riesce a fornire ancora alcuni servizi all’anno (circa una ventina) nonostante la crisi che ha investito anche la curia, uno dei principali committenti delle Bande, e nonostante le gravi difficoltà per lo spazio – la sede non è esclusiva della Banda, ma condivisa con altri gruppi – e per la mancanza di fondi che la Puccini – così come la Rossini – deve affrontare, come racconta Maureen Lister, che suona il flicorno baritono ed è Presidente della Banda dal 2008.

 

Intervista a Maureen Lister, flicorno baritono, Presidente della Banda Puccini.

 L: Io temo che la banda morirà a Bologna: per mancanza di fondi, di attenzione e poi anche di persone. Non c’è nessun tipo di interesse, non c’è un tessuto sociale che appoggia la banda. Nei paesi è diverso: appena vai fuori Bologna, a Molinella, Castel San Pietro, c’è una situazione completamente diversa, dove danno una sede intanto, dove un insegnante può lasciare degli strumenti; noi siamo costretti a portare via le cose perché lo spazio non è proprio nostro e quindi dobbiamo sgomberare dopo ogni prova.

Bene o male riusciamo ad andare avanti perché lo spazio ci è concesso come gruppo di tesserati del DLF: siamo molto grati al Dopolavoro, che ci ospita da quattro anni. Eccetto un piccolo contributo dalla Provincia per la scuola, non abbiamo finanziamenti, i pochi soldi vengono dai rimborsi spese per servizi musicali. Prima la situazione era diversa perché c’era la Fondazione Busi, il presidente era un ricco imprenditore ed era un appassionato della banda, e anche il fratello prima di lui, Sergio.

La Banda Puccini è nata nella metà degli anni ’50; non è mai stata una banda municipale. È nata come costola della Rossini, e fin dall’inizio è stata finanziata privatamente, prima da Sergio e poi da suo fratello che, avendone la possibilità, pagavano tutto. Avevano fatto sistemare appositamente anche una sede molto bella a Borgo Panigale che non è stato possibile mantenere.

Il commendatore Busi aveva regalato alla Banda molti strumenti, ha pagato un maestro di Rimini, Ezio Foschi, per fare gli arrangiamenti ad hoc, misurati sulla banda e sulle sue possibilità; per fare le parti per i vari strumenti; e per dirigere.

Dopo il trasloco al DLF tutti i manoscritti lasciati dal primo maestro, Enea Bazzani, che faceva tutte le trascrizioni per banda a partire dagli anni ’50 – poi abbiamo anche delle cose ancora più vecchie – tutto questo è stato dato al Conservatorio: più di dieci scatoloni pieni di manoscritti del vecchio repertorio. Lì c’è tutta la storia della banda, quello che si suonava dall’inizio del ‘900: trascrizioni d’opera, operetta, musica colta… poi nel dopoguerra è entrata nel repertorio anche musica popolare, canzoni, canzonette; suonavano anche musica da ballo, perché la gente ballasse.

Da quei materiali si può tracciare tutta la storia della banda anche attraverso le trascrizioni che faceva il maestro Bazzani.

G: Che repertorio fate?

L: Noi facciamo soprattutto repertorio classico/romantico, trascrizioni d’opera, operetta; faremo Wagner per l’anno 2013, che è il bicentenario della nascita. In questo periodo proviamo brani che vanno da William Byrd (Seicento) a Tchaikovsky, e Philip Sparke, compositore moderno che scrive brani originali per banda; però i gusti del nostro direttore vanno verso la musica classica, e io sono d’accordo. Anche perché in passato la banda era anche un veicolo per la gente che non poteva permettersi di andare all’opera per conoscere quella musica, i brani d’opera. Nel concerto medio se non fai, ad esempio, Nessun dorma, Vergine degli angeli, Pescatore di perle… sono pezzi che piacciono, la gente li apprezza; noi cerchiamo di fare almeno un brano del repertorio classico di opera o di operetta.

Facciamo anche canzoni o musica leggera, per fare un programma bilanciato: una compilation di canzone popolare italiana, tipo Cant’Italia, una cosa del genere; medley di musica da film, anche se non tanto quanto altre bande, che fanno quasi esclusivamente quella. Abbiamo fatto l’anno scorso Il signore degli anelli, adattato dal nostro direttore, quest’anno faremo, ad esempio My fair lady.

Di questi brani d’opera o di operetta ci sono diversi adattamenti: magari una prima stesura del maestro Bazzani, poi Foschi ha ripreso alcune cose e, magari, è andato a riprendere anche la partitura da orchestra per andare a vedere se andava bene, perché a lui piaceva essere più fedele possibile, allora riscriveva. Quindi magari c’è la versione manoscritta, due versioni stampate con programmi moderni di trascrizione musicale, tipo Finale, una versione fatta da Foschi, un’altra soltanto rielaborata da lui…

G: In quali occasioni suonate, soprattutto?

L: La nostra è una banda tradizionale: facciamo inaugurazioni, la festa del 2 giugno, 25 aprile, sfilate e processioni religiose, anche se adesso ce ne sono molte meno. L’anno scorso abbiamo fatto un concerto insieme a Fausto Carpani per il Quartiere Navile, quindi facendo musica popolare. Mentre il Comune è un po’ poco attento alla banda, qui al Quartiere [Navile] sono più attenti e comprensivi, conoscono bene i problemi e le difficoltà. Quindi abbiamo deciso di fare un concerto gratuitamente per Natale, per avere un appoggio solidale, per dire che la banda c’è e che può avere un ruolo nel Quartiere; poi un altro concerto a primavera, sempre con Carpani, anche per commemorare Lucio Dalla. È stata la prima volta che abbiamo fatto un programma un po’ misto, con musica di Carpani e musica nostra, ed è stato un grande successo. E mi sono accorta che questo tipo di cose servono molto, perché la gente non va tanto a sentire un concerto solo di musica bandistica. Questo Natale vorrei invitare una mia amica, che è una cantante blues, per fare alcuni brani natalizi, per avere anche la voce, in po’ di spettacolo in più.

G: La scuola quando è nata?

L: La scuola c’era anche alla vecchia sede. Abbiamo un piccolo finanziamento della Provincia. È nata insieme alla Fondazione, nel 2004, quando hanno inaugurato la nuova sede… la scuola vera e propria con gli strumenti adeguati, i maestri e i locali adeguati.

Ogni anno abbiamo 10/12 iscritti, però di solito non restano in banda. Quelli che vengono nella banda, di solito, vengono dall’esterno, sono persone che già suonavano in banda da altre parti e oggi, magari, frequentano il Conservatorio. Abbiamo molti studenti universitari che arrivano a Bologna per studiare e cercano una banda per suonare. Poi il problema sono anche gli strumenti: noi non abbiamo abbastanza strumenti da offrire a chi volesse iscriversi alla scuola. Non si può fare una scuola senza strumenti; i genitori dei ragazzi o color che si iscrivono, di solito, non possono fare subito un investimento e comprarsi lo strumento.

G: Da quanti elementi è composto il vostro organico?

L: Arriviamo anche 50, per i concerti. Alle prove, in media, 25 o, se va bene, 30. Ci sono persone di tutte le età: c’è Gianluca, che ha 14 anni e suona la tromba, ad esempio. Certo, nelle bande dei paesi di montagna o di campagna, sono tutti molto più giovani perché lì spesso la banda è l’unico luogo di aggregazione, l’unica attività, escluse quelle sportive, che i giovani possono fare, è diverso da una banda cittadina.

Questo spazio del DLF dovrebbe forse passare al Comune; sarebbe bello avere qui se non un polo solo bandistico, almeno un polo musicale, c’è già una scuola di canto, un coro, gli spazi ci sarebbero.

Il concerto con Fausto Carpani[xvii] ha rappresentato una novità per la Banda Puccini, il primo esperimento per includere sempre più nel repertorio anche brani della tradizione popolare e aprirsi anche alla partecipazione a spettacoli compositi, andando oltre le abituali occasione di esibizione delle formazioni bandistiche; lo stesso può dirsi della partecipazione[xviii] sempre nel 2011 alla manifestazione Ad alta voce, organizzata da Coop Adriatica.

Una occasione particolare di servizio è certamente la partecipazione, che si ripete da alcuni anni, della Banda Puccini alla processione de El Señor del los Milagros, che ogni anno si tiene anche a Bologna, come in molte altre città italiane dove sia presente una forte e consistente comunità peruviana.[xix] Per questo particolare servizio la Banda esegue l’Inno Nazionale del Perù, Somos libres, seàmoslo siempre, e l’Inno a El Señor de los Milagros insieme a brani classici del repertorio religioso cattolico.

Video della processione de El Señor del los Milagros che si è tenuta a Bologna il 7

 

 

BIBLIOGRAFIA

AA.VV.

2008      La Banda Musicale, valenza sociale e dignità espressiva, Monastir (CA), Grafiche Ghiani

S.r.l.

CARLINI, Antonio

2008      La Banda come strumento di divulgazione musicale per l’Italia dell’Ottocento, in AA.VV.

2008, pp. 35-48.

CORPO BANDISTICO “GIOACCHINO ROSSINI”

1954       (a cura di) Cento anni di vita, 1854-1954, Bologna, Arti Grafiche Calderini S.r.l.

DE PAOLA, Angelo

2002       La banda. Evoluzione storica dell’organico, Milano, Ricordi.

DELLA FONTE, Lorenzo

2003       La Banda: Orchestra del Nuovo Millennio, Sondrio, Animando.

GIOFFREDA, Francesco

1956       Cenni storici sulle bande, Roma, Ortipe.

LEYDI, Roberto

1979       Parliamo di bande, in Laboratorio musica, anno I, n.1, pp. 38-41.

2008       Le nuove finalità della Banda nell’era del villaggio globale, in AA.VV. 2008, pp. 5-13.

PALMISANO, Luigi

2008       Le Bande di giro nel Meridione d’Italia. I miei anni di militanza nelle Bande pugliesi, in

AA.VV. 2008, pp. 49-75.

RORIVE, Jean-Pierre

2004        Adolphe Sax – Inventeur de génie, Bruxelles, Éditions Racine

VASSELLA, Alessandro

1894       Del più razionale ordinamento delle musiche militari italiane, Roma, Pallotta.

1935       La banda: dalle origini ai nostri giorni. Notizie storiche con documenti inediti e 

               un’appendice musicale, Milano, Istituto editoriale nazionale.

1955       Studi di strumentazione per banda, Milano, Ricordi.


Note

[i] Cfr. CARLINI 2008: 37.

[ii] RORIVE 2004.

[iv] VESSELLA 1955.

[v] CARLINI 2008: 41-43.

[vi] LEYDI 2008: 9.

[vii] LEYDI 2008: 10.

[viii] Sulle “bande di giro” cfr., ad esempio per la Puglia, PALMISANO 2008.

[ix] Per la ricostruzione storica qui descritta cfr. CORPO BANDISTICO G. ROSSINI 1954, unico testo reperibile su questo argomento.

[x] Sulla figura del Maestro Antonio Landriscina (1885-1974), noto anche per aver fondato e diretto come volontario la Banda del Carcere Minorile del Pratello per 15 anni, si può consultare questa pagina a cura del nipote, Andrea Landriscina. http://www.landriscina.it/wiki/doku.php?id=wiki:antonio_landriscina

[xi] Cfr., ad esempio, VESSELLA 1935 e 1955.

[xv] Cfr. l’appello del 2000 del Maestro Riccardo Muti – che, nell’arco degli ultimi anni, ha più volte partecipato a particolari eventi legati alla musica bandistica e ribadito la necessità di una maggiore attenzione per questa istituzione musicale –  rivolto al Governo e alle Regioni per la tutela e il potenziamento dei complessi bandistici, http://www.bandapuccini.it/Rassegna/20000620_aiutiamolebande.jpg

[xix] Sulla processione e sulla comunità peruviana a Bologna cfr. il testo di Silvia Bruni.

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