Il Teatro Comunale e Piazza Verdi

 

 Il Teatro Comunale si affaccia su Piazza Verdi, lungo Via Zamboni, nel cuore della zona universitaria.

Il Teatro Comunale

Il Teatro Comunale, fin dalla sua nascita risalente al 1763,  è stato un importante polo d’attrazione della vita musicale italiana. Oggi più che mai Bologna sente l’esigenza vitale di mantenere il respiro europeo delle proprie attività culturali, e in specie musicali, che hanno fatto sì che esigenza che nel 2006 fosse nominata dall’Unesco “Città creativa della musica”. Il Teatro Comunale ha assecondato l’internazionalizzazione del mercato dell’opera, ha valorizzato i nuovi talenti e ha protetto la tradizione storica musicale. Con ciò si è allineato alla politica di rinnovamento che sta attraversando molte delle più importanti istituzioni musicali bolognesi, tra le quali il Conservatorio  e il Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università. È iniziato così un processo di conservazione e di diffusione del patrimonio musicale attraverso l’individuazione di nuove forme gestionali e organizzative portate avanti attraverso un intenso rapporto di collaborazione tra Teatro, Comune, Conservatorio, scuole di musica e Università, in vista di una maggiore diffusione del patrimonio melodrammatico.

Il Comunale ha cercato di avvicinare i giovani alla comprensione e all’amore per la musica, con varie formule che riservavano ragazzi un’attenzione particolare: sono nati vari incontri di studio con le scuole, seminari, rassegne, concerti all’aperto. Ad esempio, dalla collaborazione tra Teatro, Comune e Conservatorio è nata alla fine dell’inverno del 2012 L’orchestra dei Giovanissimi di Bologna. L’intento è quello di offrire ai ragazzi una seria formazione orchestrale. Oltre ad essere un efficace strumento pedagogico, l’Orchestra dei Giovanissimi permette di colmare la distanza tra una formazione musicale di base e una formazione specialistica superiore. Ne entrano a far parte ragazzi al di sotto dei diciotto anni, ancora estranei ai corsi superiori del Conservatorio; la selezione avviene attraverso un bando rivolto a tutti gli studenti di musica di Bologna e della Provincia. Nelle giornate del cinque e del dodici ottobre del 2012, l’Orchestra ha avuto modo di presentarsi al pubblico eseguendo un repertorio dedicato a Elgar, Donizetti e Čajkovskij. Questa iniziativa è intesa anche a contrastare la crisi che sta colpendo le istituzioni musicali che si occupano di musica d’arte di tradizione scritta.

Altra iniziativa d’importanza internazionale è il ciclo di incontri dedicati ad Arnold Schönberg, promossa dal Comune di Bologna, dal Teatro Comunale, dall’Arnold Schönberg Center di Vienna e da altre istituzioni culturali. Il progetto The Schönberg Experience prevede una serie di cinquanta appuntamenti distribuiti nel corso di due anni, dal 2011 al 2013. Il programma interdisciplinare, unico nel suo genere, ha portato alla realizzazione di attività create specificatamente per questo progetto: concerti, film, conferenze, seminari di importanza internazionale che rientrano nell’idea di festival celebrativo, per il sessantesimo anniversario della sua scomparsa. Bologna, città creativa della musica, ha ospitato il festival con entusiasmo condiviso, tra l’altro, da un pubblico interessato e attento. Si tratta di una rassegna di respiro internazionale, alimentata dal contributo dei figli del compositore: Nuria Schönberg Nono, Lawrence e Ronald Schönberg.

In seguito al terremoto in Emilia del 2012 il Comunale, in collaborazione con la Bernstein School of Musical Theater, ha aperto gratuitamente le porte della prova generale del musical Les Misérables ai ragazzi terremotati dei comuni dell’Emilia. Con questo spettacolo creato da giovani e rivolto ai giovani,  il Comunale ha cercato di dare un aiuto concreto ai terremotati: durante le quattro repliche dello spettacolo ha raccolto le libere donazioni del pubblico per  destinarle ai Comuni colpiti dal terremoto. Per quanto la Bernstein School apra le porte ad allievi di tutte le età, gli studenti di questa accademia sono principalmente ragazzi di età compresa fra i 18 e i 30 anni. Le lezioni della scuola sono mirate a lanciare sul piano internazionale giovani talenti; gli spettacoli messi in scena sono caratterizzati dalla naturale energia che contraddistingue la giovane età. L’incontro con i ragazzi terremotati, oltre a fornire, come abbiamo detto, un aiuto concreto grazie alle donazioni, ha permesso di creare un terreno di confronto tra persone della stessa età. Da una parte i ragazzi terremotati hanno potuto osservare al lavoro i loro coetanei, potendo in questo modo avere un’idea del mondo lavorativo e dello spettacolo, delle responsabilità ad esso collegate, del modo in cui interpreti così giovani riescono a destreggiarsi e a farsi valere. Dall’altra parte, gli allievi della Bernstein School hanno coltivato la soddisfazione di creare un prodotto culturale di rilievo come può essere un musical, di vederlo rappresentato al Teatro Comunale e di contribuire attivamente con le loro fatiche ad aiutare i loro coetanei.

Il Teatro Comunale nella storia

Il Teatro Comunale di Bologna sorge sulle ceneri dello storico Teatro Malvezzi, che nella notte del 19 febbraio 1745, viene interamente divorato dalle fiamme. I cittadini si adoperano per edificare un nuovo tempio della musica rivolgendosi a Papa Benedetto XIV il quale dà il suo consenso; nella primavera del 1763 l’architetto Antonio Galli Bibiena, appartenente ad una famosa famiglia di architetti teatrali e scenografi, porta a termine la costruzione del nuovo teatro d’opera. Per consacrare l’apertura al pubblico viene rappresentata l’Opera-Ballo Il Trionfo di Clelia  di Pietro Metastasio, musicata per l’occasione da Cristoph Willibald Gluck il 14 maggio del 1763. L’Opera metastasiana era stata rappresentata per la prima volta a Vienna nel 1762 con musiche del compositore tedesco Johann Adolf Hasse. La prima dell’Opera-Ballo, stavolta musicata da Cristoph W. Gluck, avviene a Bologna l’anno successivo la sua composizione, per l’apertura del Comunale (allora chiamato Nuovo pubblico teatro). Si susseguiranno ventotto recite tra i mesi di maggio e giugno del 1763.

Gioacchino Rossini esordisce al Comunale nel 1814 conil Tancredi e L’Italiana in Algeri. Si apre un nuovo capitolo nella storia del melodramma e del Comunale: le opere di Rossini si susseguono sul palco del Comunale. Fra il 1820 e il 1833 vengono inscenate l’Aureliano in Palmira, La Cenerentola, L’inganno felice, La Gazza ladra, il Mosè, il Barbiere di Siviglia, il Turco in Italia, Semiramide, L’Assedio di Corinto, la Zelmira, Torvaldo e Dorliska, La Donna del Lago, Otello, Elisabetta regina d’Inghilterra, il Sigismondo, Matilde di Chabran, in seguito Guglielmo Tell e Il Conte Ory.

Donizetti appare sulla scena nel 1824 con Il Falegname di Livonia, al quale seguono circa trenta opere tra genere serio, semiserio e buffo.

Nel 1843 esordisce Giuseppe Verdi con il Nabucco. Di anno in anno si riproporranno le opere del Maestro: nel 1849 I due Foscari e I Lombardi alla prima Crociata, nel 1846 l’Attila, nel 1947 Ernani, nel 1948 I Masnadieri, nel 1849 Macbeth e Luisa Miller nel 1850. Dal 1852 inizia la rappresentazione della famosa trilogia con il Rigoletto, Il Trovatore e La Traviata. Negli anni successivi si allestiranno nuove opere verdiane, ma la tendenza rimarrà quella di privilegiare compositori stranieri. Dal punto di vista della gestione, si faceva strada sempre più forte l’esigenza di affidare gli spettacoli ad un’unica persona: scompaiono le figure distinte del maestro alla musica e del direttore d’orchestra, nasce la figura del direttore che riunisce in sé queste due cariche. Primo direttore moderno e concertatore d’Italia è Angelo Mariani, salito alla direzione del Comunale nel 1860. Con il suo arrivo, inizia per il Comunale il periodo più intenso e proficuo, che durerà almeno mezzo secolo. Mariani rimane in carica fino al 1872 portando il Teatro Comunale ad alti livelli di prestigio. Sotto la sua direzione, si allestisce l’unica prima assoluta di Verdi a Bologna con il Don Carlos, il 26 ottobre 1867. Il 1 novembre 1871 viene rappresentato il Lohengrin di Richard Wagner, accolto da un eccezionale entusiasmo e replicato venti volte. Il Comune di Bologna decide così di conferire a Wagner la cittadinanza onoraria.

Nel 1872, Mariani dirige la prima italiana di Tannhäuser. Un anno dopo il primo direttore d’opera moderno scompare lasciando un vuoto nella cultura bolognese.

Il Comunale si mette alla ricerca di direttori di capaci per mantenere il prestigio che il Teatro si è guadagnato. Viene chiamato Marino Mancinelli,  che dirigerà le stagioni dal 1876 al 1877. Marino Macinelli però muore prematuramente e improvvisamente in America. Il Comunale chiama allora a succedergli Franco Faccio, musicista distintosi come insegnante, compositore, direttore e interprete di Verdi. Nel 1879 è la volta di Luigi Macinelli. Il Comunale fino ad allora aveva privilegiato la messa in scena di melodrammi; questa specializzazione non aveva lasciato spazio alla musica strumentale, cameratistica e sinfonica. Nel 1879 avranno luogo nella Sala del Liceo, che diventerà in seguito il Conservatorio G.B. Martini, le audizioni per la Società del Quartetto, un complesso cameratistico specializzato nella musica strumentale. La collaborazione fra Scuola e Comunale diventa con gli anni sempre più stretta. I bolognesi si rendono conto ben presto della tempra del direttore Macinelli, che apre la stagione sinfonica con un concerto da lui diretto con musiche di Beethoven, Weber, Mozart, Liszt. I concerti sinfonici diventano sempre più meritevoli di attenzione, soprattutto grazie al successo riscosso dalle sinfonie beethoveniane. Accanto a Beethoven, spiccano le partiture di Handel, Haydn, Mozart, Schubert, Liszt, Schumann, Mendelssohn e Wagner. Nel 1886 Macinelli lascia improvvisamente la direzione del Teatro Comunale di Bologna. Il suo posto viene occupato da Giuseppe Martucci, una figura di direttore completa, già famosa per la direzione dei concerti sinfonici e per la bravura come pianista e compositore.

Arriva successivamente Arturo Toscanini che dirige le stagioni 1894 e 1896. Toscanini fa il suo ingresso ventisettenne al Comunale con tre opere nuove per Bologna: Falstaff di Verdi, Cristoforo Colombo di Franceschetti e Savitri di Natale Canti.

I primi centovent’anni di vita del Comunale sono caratterizzati dalla sperimentazione e da una forte propensione per il rischio e l’investimento verso il nuovo, qualità che non si riscontrano negli altri teatri italiani del periodo.

Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, il Comunale si vede costretto a ridurre l’attività teatrale per evitare una chiusura completa. Il teatro riesce a sopravvivere grazie alla guida ferma di Gino Marinuzzi che mette in scena una ventina di concerti di musica strumentale, distribuiti tra Sala del Liceo e Teatro Comunale. Grazie a lui, per la prima volta a Bologna si ascoltano le musiche di Stravinski e di Respighi. Nel 1918 muore Debussy; per onorarlo il Comunale organizzerà un intero concerto sinfonico composto da musiche debussyane.

Dopo gli anni della guerra, il recupero è piuttosto rapido. Si privilegiano Beethoven, Wagner, Brams e Strauss, soprattutto per il repertorio strumentale. Per la stagione 1924, per commemorare Giuseppe Martucci, fa il suo ritorno Toscanini, ma il direttore viene preso di mira da un gruppo di fascisti, minacciato e aggredito. Toscanini rinuncia al concerto e a qualsiasi attività in Italia fino alla Liberazione. Scoppia la Seconda Guerra Mondiale e il Teatro Comunale prova a continuare le attività, seppure in numero ridotto, così come era avvenuto nel 1914-15. A dirigere gli spettacoli sono Gino Marinuzzi e Antonio Guarnieri, ma saranno poche le opere liriche rappresentate; per mantenere in vita il Teatro verranno eseguiti principalmente concerti solistici e sinfonici. Nell’aprile del 1945 torna la pace, ma non diminuiscono le difficoltà. Anche il pubblico è cambiato: gli anziani affezionati sono scomparsi e le mutate condizioni economiche, sociali, di costume e gusto richiedono novità. Il Comunale si preoccupa di rappresentare i lavori meno conosciuti di autori famosi. Così si ripropone Mozart, finora conosciuto solo per Le nozze di Figaro, si allestisce il Fidelio di Beethoven, arriva Pelléas et Mélisande di Debussy e il Franco Cacciatore di Weber.

Il Novecento e il Duemila sono due secoli che vedono il Comunale sempre più impegnato nell’“informare e comunicare”, in linea con la natura della città che è sempre stata un luogo aperto agli scambi con l’esterno.

 

Piazza Verdi: cultura e degrado

Piazza Verdi si apre circa a metà di Via Zamboni, davanti al Teatro Comunale.  È il principale punto di ritrovo per gli studenti dell’Università di Bologna. Se durante il giorno via Zamboni e piazza Verdi sono animate da un continuo viavai di studenti che si spostano tra le aule di lezione e gli uffici universitari, di notte gli stessi studenti e una più vasta popolazione giovanile frequenta questa zona per scopi sociali e ludici.

La piazza reca ancora le tracce di una sua funzione simbolica, di luogo centrale per la protesta e il dibattito giovanili e in specie studenteschi. Questo ruolo si è delineato con la contestazione studentesca degli anni ‘70, culminata nei moti di piazza del 1977. In questi anni, piazza Verdi divenne luogo di numerose iniziative di rappresentazione pubblica, tra le quali improvvisazioni teatrali, concerti, spettacoli di clown. Oggi forse la memoria di quel ruolo della piazza continua in qualche modo ad agire nei modi e nelle funzioni degli incontri e degli spettacoli che vi hanno luogo, anche con non poche tensioni tra i loro protagonisti, gli abitanti del quartiere e le istituzioni cittadine, giacché al fermento vitale si accompagna un certo degrado e qualche forma di illegalità. Uno dei tentativi di riscatto e di conciliazione tra le diverse anime del luogo, ad opera del Teatro Comunale e del Comune di Bologna, è l’esecuzione di musica in piazza, da parte del Coro e dell’Orchestra del Comunale. Il che ha consentito nuove forme di compresenza, in parte di aggregazione tra studenti e anziani del quartiere, famiglie con bambini.

In piazza hanno luogo anche concerti, organizzati per lo più dal Comune, di musica di vario genere, utili a richiamare un pubblico anch’esso variegato.

Il programma musicale di piazza Verdi è ricco e variegato. Ai concerti di musica sinfonica organizzati dal Comunale si alternano serate musicali messe in scena soprattutto dal Locomotiv Club e dalle Scuderie durante l’estate.

A queste occasioni organizzate e istituzionali si affianca (e si sovrappone) l’attività spontanea di gruppi di ragazzi che cantano e suonano insieme. Questo variegato paesaggio sonoro si mescola con il suono delle opere liriche, diffuso dagli altoparlanti posti sotto i portici del Teatro.

A tutto ciò la notte si aggiungono le musiche dei locali notturni, gli schiamazzi, schianti di bottiglie che si infrangono, urla, latrati di cani. Il risultato è un’identità sonora multiforme, complessa e contraddittoria.

 

Bibliografia:

  • CASTELLI, Elisa, SCANDURRA Giuseppe, TANCREDI Leonardo, TOLOMELLI Alessandro, Memorie di uno spazio pubblico. Piazza Verdi a Bologna, Bologna, Clueb, 2011;
  • DEL COLLE, Fulvia, GIRATI Luigi (a cura di), Cinquant’anni di musica. Storia dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, Modena, Edizioni Pedragon, 2008;
  • GRISPIGNI, Marco, Il Settantasette, Milano, il Saggiatore, 1997;
  • GRUBER, Klemens, L’avanguardia inaudita, Milano, Costa&Nolan, 1997;
  • SICARI, Roberto, I luoghi dello spettacolo a Bologna. Una città di teatri, Bologna, Compositori, 2003;
  • TREZZINI, Lamberto, Due secoli di vita musicale. Storia del Teatro Comunale di Bologna, Bologna, Nuova Alfa Editoriale, 1987;
  • ZANETTI, Antonella, , Il Teatro per la città, Teatro Comunale di Bologna. Fondazione, Bologna, Compositori, 1998.

Sitografia:

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