Il Progetto


PRESENTAZIONE

“Bandolo. Intrecci sonori nella Bologna di oggi e di ieri” non è soltanto un blog informativo: si propone come piattaforma multimediale per la documentazione di realtà musicali giovanili e la condivisione di materiali e saperi su vivere e fare musica nella Bologna di oggi e di ieri. Il blog nasce come strumento operativo per un progetto di ricerca etnografica promosso dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, e gestito da un gruppo di studenti laureandi dell’Università di Bologna, con la supervisione del docente Domenico Staiti, etnomusicologo ed organologo.

 

DEFINIZIONE E IDENTIFICAZIONE DEL LAVORO

La ricerca consiste nell’indagare i rapporti che intercorrono fra le fasce giovanili della popolazione, il mondo musicale e l’ambiente cittadino, nello specifico la città di Bologna.

L’obiettivo non è quello di produrre una compilazione o un semplice monitoraggio, bensì di rendere conto di certe realtà e personalità fondamentali, delle dinamiche, del carattere complesso, eterogeneo delle relazioni che i giovani instaurano col tessuto cittadino, attraverso forme espressive musicali. Un compito del genere travalica il modello dell’inchiesta giornalistica, in quanto mira a far emergere alcuni importanti nodi problematici – a livello antropologico oltre che musicale – che alcuni di noi vivono in prima persona abitando e vivendo a Bologna. Il lavoro quindi si prospetta come ricognizione etnografica ad ampio raggio, con una fase primaria di documentazione, da cui saranno sviluppati approfondimenti di carattere etnomusicologico su alcuni soggetti ritenuti significativi o esemplificativi della vita musicale bolognese.

Fenomeni e manifestazioni di natura musicale assumono sempre contorni mutevoli, a volte trasversali rispetto ai luoghi o ai gruppi di riferimento; ma, al tempo stesso, alcuni linguaggi musicali si caratterizzano quali marcatori di identità o veicoli di atteggiamenti e sentimenti condivisi. Si parla spesso di “deterritorializzazione” a proposito del rapporto attuale fra relazioni sociali, attività culturali e realtà locali; le espressioni musicali, poi, intrinsecamente costituiscono un medium “fluido”, con processi dinamici di scambio, comunicazione e trasmissione, le cui potenzialità sono da decenni amplificate dallo sviluppo e la diffusione delle tecnologie analogiche e digitali.

Tuttavia certe attività possono trovare riscontro nel tessuto culturale della città, mostrando come certe pratiche – anche quelle più recenti o apparentemente più distanti dalle tradizioni locali – abbiano delle radici. In certi casi, il territorio, il tessuto culturale contribuiscono a orientare in maniera significativa elementi di recente introduzione (dalle novità proposte dal mercato internazionale o dalla circolazione on-line di materiali alle musiche interne alle diverse comunità di immigrati).

Tenendo conto di questo, la ricerca prevederà due linee di lavoro complementari:

  • una ri-costruzione storica delle attività musicali identificabili come giovanili, a partire dal dopoguerra sino ai tempi recenti;
  • una ricognizione etnografica sul presente, per approdare a una più accurata focalizzazione etnomusicologica.

 

GIOVANI, MUSICA E CITTÀ: BOLOGNA COME SCENARIO E PROSPETTIVA DELLA RICERCA

Bologna è famosa come polo universitario: l’intreccio fra mondo giovanile, ambiente universitario e città è una caratteristica che fa parte della storia di Bologna, e anche della sua immagine a livello regionale e nazionale. In certi momenti storici, la città s’è mostrata ricettiva nei confronti di determinati linguaggi musicali, come nel secondo dopoguerra, quando Bologna si fece centro propulsore della diffusione di certi stili di jazz oggi “canonizzati” in noti ristoranti jazz club (Cantina Bentivoglio, Chet Baker) e attraverso la riedizione recente del Bologna Jazz Festival; per poi sviluppare più tardi una variegata scena improvvisativa, con esiti anche radicali (Collettivo Bassesfere, festival Angelica). Questo avveniva anche in un momento in cui il mondo studentesco bolognese tornava a intervenire in ambito socio-politico, in una fase (fine anni ’80-anni ’90) caratterizzata sul tutto territorio nazionale dalla diffusione dei centri sociali e dalle contestazioni incominciate col movimento della Pantera. Da questa esperienza, ad esempio, sono nate realtà autogestite come il Laboratorio Crash, il Livello 57 e la Scuola Popolare di Musica Ivan Illich (tutt’ora attiva). Non occorre forse ricordare come nel ’77 Bologna era stata tra le prime realtà urbane ad essere interessata della diffusione del punk-rock e della cultura punk in generale, nonché della sperimentazione di nuove teatralità, tramite le azioni degli “indiani metropolitani” (la cosiddetta “ala creativa” del movimento studentesco). E ancora, il ruolo nevralgico svolto nel corso degli anni da alcuni locali come il Cassero (centro culturale e locale da ballo, punto di riferimento per le comunità omosessuali, le tematiche queer e di genere) nella diffusione di determinati tipi di musica elettronica.

Come altre città italiane, Bologna è stata interessata da processi migratori, dapprima interna (notevoli la presenza di gruppi pugliesi e sardi) poi esterna (con afflusso, in particolare, di famiglie rom balcaniche – conseguente alla guerra in ex Iugoslavia – di emigranti dell’Asia sudorientale, quali pakistani e filippini, ecc.), per cui indispensabile sarebbe riscontrare come la presenza di pratiche musicali altre possano aver arricchito o integrato l’universo sonoro del tessuto urbano, prescindendo dall’espansione mediatica della cosiddetta world music. Per quanto la composizione sociale (ed etnica) della città di Bologna si sia ampliata e modificata nel corso dei decenni, un lavoro etnomusicologico non può non tenere conto dei retaggi appartenenti a quella sfera comunemente definita “tradizionale”: si parla, ad esempio, dei repertori di musica a ballo della “Filuzzi”, un mondo musicale che solo apparentemente appartiene al passato, e di cui è importante registrare le continuità o le discontinuità per quanto riguarda la trasmissione e l’esecuzione.

Forse non è banale precisare che quando si utilizzano espressioni come “fare” e “vivere” la musica, i contesti travalicano le percezioni sul consumo o la recezione (passiva e/o attiva), per intendere che le pratiche musicali si muovono e sviluppano in percorsi che attraversano il mondo familiare, i legami comunitari, le dinamiche di apprendimento e rappresentazione del sé o del proprio gruppo, oltre a coinvolgere processi d’interazione sociale e motivazioni economiche. Sebbene gli aspetti economico-commerciali non rientreranno nella nostra ricerca, imprescindibile appare un riferimento alle problematiche connesse al lavorare con la musica a Bologna, specie per quanto riguarda suonare dal vivo e suonare all’aperto, un dibattito informale frequente fra gli “addetti ai lavori”.

Nel 2007 Bologna è dichiarata “Città creativa della musica” da parte dell’UNICEF sulla base di numerosi fattori, non ultimo l’importanza di alcuni festival e la presenza di singole personalità, pure celebri a livello nazionale o internazionale. La “sfida” sarebbe anche dopo cinque anni, di verificare quanto Bologna sia davvero “città creativa della musica”, cosa significhi fare musica oggi nella città di Bologna, come le nuove generazioni vivano, producano, consumino fenomeni e prodotti musicali

(es. problematiche connesse alla musica dal vivo nei locali, alle esibizioni negli spazi pubblici, politiche di marginalizzazione di spazi comunitari o centri sociali, ecc.).

 

SOGGETTO/OGGETTO DELLA RICERCA: QUALI GIOVANI

Un luogo comune che “serpeggia” nelle discussioni generaliste è quello di una certa discontinuità, di uno scarto rispetto al passato, come se le nuove generazioni raccogliessero le briciole di quello che era stata Bologna almeno fino ai primi anni ’90 o queste “nuove generazioni” costituissero qualcosa di a sé stante rispetto alla storia cittadina. In tal senso, questo lavoro può pensarsi anche in relazione al dibattito intellettuale e politico sulla consapevolezza della memoria, che negli ultimi anni coinvolge istituzioni e personalità disparate, dall’ambito sociologico a quello artistico.

Esiste davvero un gap generazionale fra “vecchia” e “nuova” generazione? Attraverso questa ricerca, più che rispondere direttamente a questa domanda, si andranno a constatare gli eventuali scambi fra “vecchie” e “nuove” generazioni, per quanto riguardo ovviamente i fenomeni musicali, la coscienza della storia locale e i rapporti col passato (dinamici, conflittuali, assenti, latenti).

Definire in maniera sintetica una categoria “giovani”, con propri tratti distintivi, è un’operazione complessa, a rischio di retorica. È chiaro che “giovani” sono gli studenti dell’Università di Bologna, dei Conservatori e delle scuole di musica, e in generale di luoghi di formazione musicale come sono anche cori, bande, orchestre; sono persone che suonano, che ascoltano, che vanno in discoteca, mettono su gruppi musicali, sono lavoratori emergenti dei settori dello spettacolo e della promozione; sono esponenti di famiglie tradizionalmente bolognesi, sono giovani di seconda, terza o quarta generazione da altre regioni italiane o extra-europee; sono appartenenti a comunità reali o simboliche, subculture giovanili o solitari cultori. Occorre evidenziare la trasversalità di queste situazioni, come delle stesse realtà musicali identificabili come giovanili, per le quali andrebbe pure verificata l’applicabilità o meno dei criteri di “comunità”, “identità” ecc.

Pur non puntando a un quadro sociologico globale, uno degli obiettivi della ricerca è rilevare soprattutto le modalità e le dinamiche dei “giovani” in quanto soggetti creativi o performativi di musica, quindi dar conto in prima istanza del tessuto di base, delle attività spontanee, delle occasioni e dei modi che si autodeterminano, che si formano e sviluppano per conto proprio, a prescindere o al di fuori da eventi, programmazioni, luoghi deputati a queste attività mediante strategie che possono definirsi “istituzionali” o “di vertice” (concerti, festival, attività programmate e gestite da enti pubblici e privati). Accanto a questi, è importante non trascurare la partecipazione attiva e l’importanza relazionale connessa ai fenomeni musicali, di certo non considerabili come soltanto orientati al consumo o al semplice svago.

 

METODOLOGIE DI RICERCA E STRUMENTI DI LAVORO

Un primo passo è consistito nell’identificazione di ambiti, luoghi, gruppi e realtà associative, eventi, fenomeni musicali, da vagliare per la documentazione audiovisiva in loco (raccolta dati “grezzi”). Per seguire la prima fase di documentazione e scrematura, s’è provveduto a realizzare una suddivisione schematica di ambiti musicali, perfettamente consci – in ogni caso – della trasversalità o attiguità di funzioni e contesti:

  • FORMAZIONE/TRASMISSIONE
  • RICERCA
  • MUSEI & BIBLIOTECHE
  • STUDI REGISTRAZIONI E SALE PROVE
  • PRODUZIONE STRUMENTI MUSICALI
  • ORGANIZZAZIONE EVENTI

A loro volta gli eventi sono stati distinti in eventi “culturali” ed eventi “legati all’entertainment”, dicotomia pragmatica, da non assumere in modo rigido. Lo schema è infatti un ausilio orientativo, utile per la raccolta dati; non ci si dimentichi che fare musica implica processi complessi che vanno dalla trasmissione di saperi gestuali o teorici, sino alle esperienze performative e ai nuovi scenari di produzione e auto-produzione, negli ultimi anni più facilitate grazie alla massiccia diffusione delle tecnologie digitali.

Dai filmati generici e dagli incontri è possibile lavorare per realizzare video più articolati sul piano narrativo, e anche interviste con specifiche singole personalità. La modalità dialogica costituisce un modo relazionale di svolgere ricerca, per cui abbiamo pensato di affiancare alla consueta osservazione partecipante (presenza etnografica), la realizzazione progressiva di questo blog. Accanto a videocamere, registratori audio, apparecchi fotografici, programmi multimediali, lo stesso blog si configura, al contempo, quale strumento di ricerca e prodotto della ricerca; un mezzo informatico ottimale per il coinvolgimento dei soggetti stessi della ricerca, singoli, gruppi o associazioni, in una costruttiva logica di scambio di documentazione e “aggiornamento”: un invito alla partecipazione, alla discussione e alla raccolta dei documenti, nell’ottica non di realizzare una mappa esaustiva/onnicomprensiva, né una guida informativa al mondo musicale, quanto – lo ribadiamo – a esaminare fenomeni peculiari e costruire documenti efficaci (in aggiunta a materiali, foto, filmati già esistenti).

La tipologia di documenti può variare da video, filmati documentari o montaggi narrativi, registrazioni sonore accurate, interviste; in parallelo a un lavoro di ricerca in senso storico-cronologico, compiuto presso archivi, centri di documentazione, biblioteche, emeroteche (per la ri-costruzione storica) e utilizzando fonti orali. Importante anche la produzione di testi (didascalia, brevi articoli, brevi saggi) laddove il carattere composito di certi eventi o fenomeni renderà necessario adottare una descrizione-analisi più densa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...