Il Ponte della Bionda

Ponte della Bionda anteguerra

Facebook / Twitter

L’ Associazione culturale Ponte della Bionda è nata nel 2005 – un anno dopo il termine dei lavori di restauro del ponte seicentesco cui è intitolata,[i] grazie al contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna – per iniziativa del cantautore bolognese Fausto Carpani e di altri volontari, perlopiù pensionati, che si sono presi l’impegno di curare e restituire alla cittadinanza un luogo che, fino a quel momento, era in stato di abbandono.

Da subito l’Associazione oltre ad occuparsi di salvaguardare il luogo – che un tempo era fondamentale importanza, quando, cioè, le vie d’acqua servivano la città di Bologna come adesso fa la rete stradale: attraverso i canali, sui barconi, si trasportavano merci e passeggeri – da subito ha pensato di sfruttare un spazio in prossimità del Ponte, trasformandolo in quelle che è stata poi chiamata Arena del Navile: un’arena per spettacoli, concerti, commedie in dialetto gratuiti.

Paraporto del Sostegno Grassi verso monte

Nel 2005 è nata anche la Compagnia del Ponte della Bionda che scrive, produce e mette in scena commedie soprattutto in dialetto bolognese. E in “lingua autoctona”[ii] è anche il Giornalino del Ponte della Bionda, prodotto dall’Associazione, che raccoglie storielle umoristiche, notizie, storia locale.

Sono molte le iniziative promosse dall’Associazione,[iii] la maggior parte delle quali si svolge nell’Arena del Navile nel periodo estivo (da fine giugno a fino luglio), e vede la partecipazione accrescersi di anno in anno, fino ad arrivare alle 20.000 presenze in un solo mese di programmazione.

La scelta dei concerti che vi hanno luogo è curata, per la gran parte, da Fausto Carpani, e si orienta su generi musicali molto diversi: da interpreti di classici e standard jazz – nell’estate 2012 si sono esibiti, tra gli altri, anche i solisti dell’Alma Jazz Orchestra diretti da Teo Ciavarella -, o di blues, cover band, gruppi di tango, swing, musica cantautorale, anche dialettale. Al Ponte della Bionda si dedicano anche serate alla filuzzi, il liscio bolognese, – oltre alla Compagnia teatrale esiste anche un gruppo musical-dialettale legato all’Associazione, del quale fanno parte, oltre a Fausto Carpani, Luigi Lepri, Enzo Ventura e Antonio Stragapede, anche Ruggero Passarini, fisarmonicista, uno dei maggiori interpreti del repertorio filuzziano, e Marco Marcheselli, che suona l’organino bolognese, ed è figlio del principale codificatore del liscio bolognese del dopoguerra, Leonildo Marcheselli – e ad altri repertori legati al territorio e alla tradizione, che difficilmente trovano lo spazio adeguato in altri luoghi di aggregazione e di proposta culturale e musicale.

È il caso, ad esempio, de I violini di Santa Vittoria,[iv] ensamble di archi, erede della tradizione violinistica del territorio tra le provincia di Reggio, Parma e Modena, che dette origine all’inizio dell’800 – attraverso la mediazione di musicisti braccianti che rielaboravano il repertorio musicale dei grandi balli mitteleuropei ottocenteschi – a quel nuovo modello di musica da ballo conosciuto oggi come liscio.

Questo è il video dell’esibizione del gruppo de I violini di Santa Vittoria al Ponte della Bionda il 17 luglio 2012.

L’attenzione per le tradizioni musicali di Bologna e del suo territorio si accompagna a racconti di vita, spettacoli che hanno come tema alcuni avvenimenti della storia locale, luoghi della memoria della città e della sua periferia.

Il 10 luglio 2011 all’Arena del Navile è stata dedicata una serata alla storia di un particolare quartiere della città, con lo spettacolo “Da Curgèla ai Prè ed Cavrèra” (Da Corticella ai Prati di Caprara). Protagonista Francesca Ciampi, “memoria storica di Corticella”,[v] che ha presentato il suo libro, La Casalunga di Corticella,[vi] attraverso racconti di vita del quartiere dal 1936 al 1960,[vii] accompagnati da canzoni in dialetto scritte dal marito della Ciampi, il cantautore Cesare Malservisi, e di Fausto Carpani.

Il progetto culturale dell’Associazione è quello di proporre una grande varietà di generi musicali e di riallacciare i legami con la tradizione e con i luoghi storici della città e del quartiere: restituire ai suoi abitanti non soltanto un luogo fisico e un monumento storico, come è il Ponte seicentesco della Bionda, testimone di un passato non così lontano (il secondo dopoguerra) fatto di una rete di canali d’acqua che attraversavano la città e la sua campagna, e attorno ai quali nascevano attività, si svolgeva la vita di quella parte di popolazione che vi abitava vicino, e cui sono legati i ricordi di chi quei luoghi viveva e frequentava. Ma anche restituire ai bolognesi un luogo culturale e di aggregazione, dedicando grande attenzione, sebbene non esclusiva, alle produzioni musicali e teatrali dialettali, alle tradizioni del territorio e alla storia dei luoghi, che possono interessare tutti, residenti e non, giovani arrivati a Bologna per studiare all’Università, e meno giovani che di quelle tradizioni sono testimoni diretti.

Sostegno Grassi, 1910 circa

Questo, come abbiamo detto, non esclude che si dedichino serate a generi musicali molto diversi,  lontani da quelli tradizionali e non legati all’ambito culturale dilettale: si riflette, anche nella programmazione, la città odierna, fatta di un tessuto musicale che è il risultato di prestiti, contaminazioni, scambi.

E il pubblico che assiste agli spettacoli dell’Arena del Navile è quantomai variegato: difficilmente in altri luoghi di aggregazione e fruizione musicale si trovano insieme generazioni così distanti, che solitamente non si incontrano, non hanno un terreno comune di interesse.

I giovani si interessano a quello che offre il Ponte della Bionda in maniera crescente negli ultimi anni; probabilmente molti di loro sono più incuriositi dall’aspetto folkloristico, dalla possibilità di entrare in contatto con il dialetto e con l’ “autenticità” bolognese che non trovano altrove. Ma altri sono realmente interessati a conoscere repertori musicali, storie locali e di vita di una città dove, magari, non sono nati e cresciuti, ma nella quale passeranno diversi anni, entrando e costituendo una grande parte del suo tessuto sociale.

Giuseppe sulla paratoria del Sostegno Grassi

Esibizione del Trio Radiomarelli al Ponte della Bionda il 15 luglio 2011.
Il gruppo è nato a Bologna nel 2004 dall’incontro di tre musicisti nipoti di alcuni orchestrali dell’Orchestrina jazz “Tumbuctu”, famosa in Italia negli anni Trenta.
Il progetto si basa sull’adattamento e riproposta dei classici della canzonetta e canzone italiane, dagli anni Trenta ad oggi..
Il Trio è composto da:
Daniele Zamboni – Voce, chitarra e arrangiamento
Francesco Giorgi – Voce, violino
Pedro Judkowski – Voce, contrabbasso

 

Intervista a Fausto Carpani, cantautore, fondatore e presidente dell’Associazione Ponte della Bionda.

G: Che luogo è il Ponte della Bionda?

C: Qui siamo sul canale Navile che ha quasi mille anni, forse qualcosa di più. Ed è stato la via d’acqua che ha servito Bologna come l’autostrada oggi, come le ferrovie perché dal canale arrivava di tutto: le cose da mangiare, il riso, la canapa, in tempi più recenti; era anche un mezzo di collegamento per i passeggeri… e ha funzionato bene fino agli anni ’30. Dopo la guerra con strade, autostrade, la scelta di fare tutto su gomma è stato abbandonato, è caduto nel dimenticatoio ed è stato comodamente usato da tantissime persone e industrie come una discarica per anni e anni. Poi con  l’avvento del depuratore qua a Corticella una parte di liquami è stata scaricata lì,  e per questo è tornato a vivere, tra virgolette, perché ancora non siamo a posto.

Fin da bambino i canali hanno suscitato in me un fascino particolare perché dove sono nato, a Budrio, c’era un canale che aveva una funzione importantissima, anche sociale, perché io mi ricordo da bambino le donne che partivano con le cariole con la biancheria da lavare nel canale, ed era una festa per noi bambini, potevamo andare in acqua, che era pulita allora.

Quando sono venuto ad abitare a Bologna ho scoperto questo canale ’30-’40 anni fa, quando qui non veniva nessuno perché anche i due sentieri sull’argine erano abbandonati con l’erba altissima. E conoscevo il Ponte della Bionda che è l’unico ponte di questo tipo che c’è nel territorio comunale di Bologna. Ho visto che stava andando in malora, era spaccato in due per tutta la sua lunghezza. É un ponte antichissimo – del 1686 – e non capivo perché si dovesse lasciarlo andare così. Allora ho cominciato a darmi da fare, a bussare in Comune, in quartiere, alla Sovrintendenza… poi ho trovato la Fondazione del Monte.

I lavori iniziarono nell’agosto del 2003; nel giugno del 2004 l’abbiamo inaugurato. Però qui dove siamo adesso, a 50 metri dal ponte, c’era una discarica e allora con un gruppo di amici abbiamo fondato l’Associazione con lo scopo di tenere pulite le restare, i percorsi e poi di recuperare anche lo spazio dove adesso facciamo le nostre attività. Questo posto era di proprietà privata di una signora che aveva l’ingiunzione di sgombero e allora noi ci siamo proposti di sgomberare tutto e di fermare l’ingiunzione, perché siamo in buoni rapporti con il Quartiere, il Presidente, in cambio di un comodato gratuito per 5 anni. E così è stato.

L’idea di fare spettacoli, concerti e iniziative culturali ci è venuta subito. Il primo anno abbiamo fatto credo una settimana; poi con gli anni abbiamo accresciuto i nostri programmi. Adesso siamo al nono anno e la cosa si è ingrandita, tanto che, a detta anche del Comune, siamo il fiore all’occhiello dell’estate. Però il nostro lavoro non si esaurisce lì perché anche quando il canale è in secca, nei mesi autunnali, andiamo dentro il canale a tirar fuori tutte le porcherie che i cittadini civili ci buttano dentro: divani, televisori, frigo, di tutto…

Facciamo delle iniziative culturali, abbiamo fatto anche delle pubblicazioni, soprattutto quella che ha accompagnato l’inaugurazione del ponte, scritto da me e dall’architetto che ha curato il restauro; abbiamo anche una Compagnia teatrale.

G: L’impronta bolognese qui è molto forte…

C: Sì, io dico sempre che qui il dialetto impera, ma non solo il dialetto bolognese, tutti i dialetti perché tutti sono nati dal popolo, per cui qui non c’è nessuna preclusione.

Qui i soldi che guadagniamo li reinvestiamo per la manutenzione, abbiamo comprato il palco, lo schermo…

La proprietà ci voleva mandar via o voleva un sacco di soldi; sennonché, come nelle più belle favole, si è presentato un amico nostro è ha comprato tutto e ce l’ha dato a noi in comodato per cinque anni rinnovabili. Abbiamo tanti progetti, faremo anche un’osteria, per poter fare attività anche in inverno e anche per dare da lavorare ai nostri ragazzi qua.

G: Gli altri membri dell’Associazione chi sono?

C: Sono tutti pensionati, ma nessuno è di qui, proprio del Navile, sono tutti di altre zone.

G: La scelta dei concerti e delle altre iniziative da chi viene fatta?

C: Quella la faccio io in base a quello che sento e vedo in giro; mi fido molto e fino ad adesso è andata bene. E devo fare una scelta, perché inizialmente non sapevo chi chiamare, adesso c’è la fila, la lista d’attesa di quelli che vogliono venire anche gratis a suonar qui. Poi, magari, trovano spazio qui delle cose che altrimenti non si vedrebbero.

G: Questo è un quartiere molto ricco di associazioni particolarmente attive: quali sono i rapporti con loro?

C: Ci siamo costituiti in una super Associazione che abbiamo chiamato La rete e ci sono tutte le associazioni spontanee nate nel quartiere: la Ca’ Bura, L’oasi dei saperi, Vitruvio, che si occupa del Battiferro, e tante altre. E con Vitruvio faremo qualcosa insieme anche a scopo benefico per l’Unicef di Bologna.

G: C’è interesse da parte dei giovani per quello che fate qui?

C: C’è, magari è un interesse che, ancora per molti, è superficiale: vengono qua a bere una birra, magari. Però sono interessati e stupiti di quello che vedono perché tutte le sere sul palco c’è qualcosa che non c’entra niente con quello che c’era la sera prima! Tutto è riuscire a convincerli a venire a vedere quello che facciamo; ci sono anche dei ragazzi giovani nell’Associazione adesso, e nessuno gli ha chiesto niente, sono venuti di loro iniziativa e si sono messi a disposizione. Qui c’è un po’ di tutto, anche tra il pubblico.

Rino fuma sul ponte della bionda


 Note

 

[i] Per la storia del Ponte cfr. Il Ponte Nuovo sul Navile di Bologna detto “Ponte della Bionda”, di Francisco Giordano e Fausto Carpani, Bologna, Costa Editore, 2005.

[ii] Fausto Carpani.

[iv] Santa Vittoria è una frazione del Comune di Gualtieri (RE) «composta verso la fine dell’800 da circa 800 abitanti. Questi 800 abitanti avevano formato ben 17 gruppi professionali di violino. Santa Vittoria era la capitale della bassa, della musica […]», Remo Melloni, Il liscio dell’Emilia dei ducati dalla metà dell’Ottocento al 1930, in Mario Turci (a cura di) Il ballo liscio. Alle origini di un fenomeno musicale e di costume, Atti della Giornata di studi, Santarcangelo di Romagna, Quaderno 3, Rimini, 5 novembre 1988, Rimini, Maggioli Editore, pp. 43-50.

[v] Fausto Carpani.

[vi] Alberto Perdisa Editore, 2011.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...