Dipartimento di Musica e Spettacolo

Il DMS (Dipartimento di Musica e Spettacolo) nasce ufficialmente nel 1983. Primo esperimento nel suo genere d’Italia, inizialmente faceva parte dell’Istituto di Discipline della Comunicazione e dello Spettacolo e aveva l’obiettivo di creare collegamenti interdisciplinari fra le varie arti e di preparare i suoi studenti verso la sperimentazione e la contemporaneità dei linguaggi artistici.

Tra i fondatori ricordiamo Umberto Eco, Renato Barilli, Adelio Ferrero e Benedetto Marzullo e tra i primi insegnanti nomi come Anceschi, Leydi, Cruciani, Trezzini, Celati, Colombo, Fabbri, Donatoni, e altri ancora.

Nel corso del tempo, il DMS si è unito al Dipartimento di Arti Visive creando il corso di laurea in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, primo corso di laurea, sorto nel 1970 all’interno della Facoltà di Lettere e filosofia, con lo scopo di formare “intellettuali” di elevata competenza nei linguaggi espressivi e che, ancora oggi, rappresentano i quattro indirizzi di studio in cui il corso è articolato: Arte, Cinema, Musica e Teatro. Gli insegnamenti impartiti prevedono l’acquisizione di conoscenze in ambito storico-culturale da una parte, l’acquisizione di conoscenze in ambito tecnico-specialistico dall’altra.

Nel corso dei suoi trent’anni di attività, il DMS si è distinto rispetto alle altre Università italiane e ha acquistato una grande notorietà internazionale, non dobbiamo dimenticare che il DAMS di Bologna mantiene ancora oggi il primato nazionale di iscritti in tutta Italia. Dal punto di vista didattico, il DAMS si discosta notevolmente dal Conservatorio e dall’Accademia di Belle Arti, rientrando a pieno titolo nell’ambito della Facoltà di Lettere e Filosofia. Gli insegnamenti tecnico-specialistici, infatti, sono rivolti a uno studio metodologico e non manuale degli specifici settori curricolari. Contraddistingue dunque il Dams un approccio teorico, ben diverso dall’approccio pratico delle altre due Istituzioni che si occupano di arti in generale.

Alle sue origini il percorso di studi aveva durata quadriennale ed era diviso in tre insegnamenti: arte, musica e spettacolo. Verso la metà degli anni Ottanta, l’insegnamento di spettacolo fu suddiviso a sua volta in cinema e teatro mentre dal tronco del Dipartimento di Musica e Spettacolo si staccò il nucleo di musicologi che hanno costituito, verso gli anni Novanta, il Dipartimento di Storia e Metodi per la Conservazione dei Beni Culturali facente parte della Facoltà di Conservazione di Beni Culturali di Ravenna.

Il nuovo ordinamento ha durata triennale. Con la riforma universitaria del 2000, il percorso di studi del DAMS di Bologna è stato preso come modello per l’introduzione della classe di laurea ministeriale in Scienze e Tecnologie delle Arti, della Musica, dello Spettacolo e della Moda, la classe 23.

Il piano di studi nell’ambito musicale prevede varie articolazioni, ognuna finalizzata ad una preparazione mirata:

la musicologia storica comprende Storia della musica generale, Storia della musica medievale, rinascimentale, moderna e contemporanea, Filologia Musicale, Drammaturgia musicale e Forme di poesia per musica;

la musicologia sistematica comprende l’Estetica musucale, la Filosofia della musica, l’Organologia, la Semiotica della musica e il corso di Fondamenti della comunicazione musicale;

l’etnomusicologia italiana, europea e afroamericana – ossia il corso Jazz;

la teoria musicale (un tempo obbligatoria, attualmente il corso è diventato facoltativo) spazia dall’Armonia e Contrappunto all’Analisi musicale;

la pedagogia musicale.

I docenti che si occupano dell’insegnamento della sezione Musica provengono dalla Facoltà di Lettere e Filosofia e dalla Facoltà di Scienze della Formazione. Grazie alla collaborazione portata avanti fin dal 1970, la Sezione Musica offre ai suoi studenti un’ampia scelta di insegnamenti specifici e interdisciplinari, come poche facoltà sorte sul modello del DAMS di Bologna possono vantare. Per stare al passo con i tempi, la sezione muscale ha creato corsi mirati a fornire agli studenti competenze relative alla digitalizzazione di fonti e documenti musicali sia sonori che cartacei. In questa ottica si colloca il Laboratorio Informatico Musicale, il quale mira non solo a fornire competenze teoriche in questo ambito, ma anche pratiche. Per questo motivo, il Laboratorio Informatico ha dato avvio ad un’intensa collaboraizone con il Teatro municipale “Romolo Valli” di Reggio nell’Emilia e l’Istituto nazionale di Studi Verdiani.

Il DMS si distingue inoltre per il più antico Dottorato di ricerca in Italia in Musicologia e Beni Musicali sorto nell’anno 2000 con la collaborazione del Dipartimento di Ravenna. Al DMS fanno inoltre capo la laurea specialistica, la classe di Educazione Musicale della Scuola di Specializzazione per l’insegnamento secondario (SSIS) e il Master in Imprenditoria dello Spettacolo. I docenti musicologi da tempo intrattengono assidui rapporti con organizzazioni disciplinari nazionali internazionali. I lavori incrociati tra queste personalità hanno portato alla creazione dell’Associazione fra Docenti Universitari Italiani di Musica (ADIUM), all’unica rivista musicologica italiana, il Saggiatore Musicale e ad alter iniziative editoriali e collaborative.

La recente riforma universitaria ha suddiviso le attività formative obbligatorie che concorrono a raggiungere i punti di laurea necessari per sostenere l’esame di laurea. In particolare, sotto la denominazione di “attività F” rientrano le attività specializzate utili per inserire lo studente nel mondo del lavoro. Svolgono questa funzione soprattutto i tirocini, ossia periodi di esperienza e formazione presso istituzioni, centri di ricerca interne all’Università, imprese convenzionate. In realtà, questa attività non corrisponde a un rapporto di lavoro, ma permette all’allievo di guardare più da vicino un ambiente professionale.

Nel 2002 nasce il Premio DAMS, rivolto a studenti e neo laureati del corso di laurea DAMS  in tutta Italia. Il Premio DAMS si svolge a Bologna e mira a riconoscere le potenzialità e valorizzare la creatività dei studenti damsiani. Il DMS si rivolge agli altri anche con iniziative culturali come le attività offerte dai due centri, quello di Musica e Spettacolo (CIMES) e quello di Produzione Teatrale (La Soffitta). Entrambe le organizzazioni mirano a offrire agli studenti e non solo seminari, concerti, laboratori pratici, promozioni culturali. Il CIMES si orienta maggiormente nell’ambito musicale, ma offre in linea generale a tutte le Facoltà dell’Università di Bologna un complesso di varie attività finalizzate a promuovere una conoscenza consapevole della musica. I laboratori e gli stages si preoccupano anche del lato pratico dell’insegnamento e creano nell’alunno la possibilità di avere un’esperienza diretta del mondo lavorativo e dei rapporti che si creano con gli operatori del settore come musicisti, danzatori, cineasti e così via. Il CIMES organizza anche incontri e giornate di studio che rappresentano un importante momento di riflessione per i ragazzi, portandoli a confrontarsi con docenti e con esponenti illustri del mondo musicologico in un’ottica di conduzione seminariale. All’interno delle attività organizzate dal CIMES, spicca da 15 anni un importante Festival Internazionale di Musica Etnica: Suoni dal Mondo, la cui prima edizione risale al 1990. La rassegna si caratterizza per l’esposizione di un repertorio di musiche provenienti da tradizioni musicali dell’intero pianeta e valorizza i legami con la musica di tradizione orale.

Uno dei fiori all’occhiello del DMS è la sua ricca Biblioteca aperta al pubblico dal 1987 costituita da una raccolta di 30.000 volumi, 670 periodici, 3.900 dischi, 850 microfilm. Si tratta di una Biblioteca universitaria di ricerca ed è nata inglobando tra loro il patrimonio di più biblioteche. Lo sviluppo recente è dotuvo ad acquisti e donazioni, l’ultima delle quali è la Raccolta Discografica di Francesco Guenzi, donata nel 2003. Le raccolte storiche del Comune di Bologna sono state integrate con il campionario di musica colta occidentale, musica folk, jazz, musica extra-europea e la popolar music degli anni ’60 e ’70. Il corpo principale della Biblioteca riguarda la letteratura scientifica costituita da libri e periodici. La Biblioteca possiede però anche alcune raccolte speciali, tra le quali 400 esemplari di libretti d’opera otto-novecenteschi; edizioni antiche sei-settecentesche; l’archivio del compositore veneziano Bruno Maderna ed edizioni e manoscritti musicali del compositore, musicologo e direttore d’orchestra René Leibowitz.

Innovativo anche il settore delle digitalizzazioni di fonti e documenti musicali, sonori e cartacei: insegnamenti  di informatica musicale, laboratori e tirocini aiutano a preservare e conservare i beni musicali.

Anche il DMS nel 2000 si è aperto agli scambi internazionali attivando il programma Socrates-Erasmus, un progetto di collaborazione tra Università che permette agli studenti di trascorrere un periodo di studio all’estero presso altre facoltà. Si tratta, in sostanza, del tradizionale progetto ERASMUS portato avanti da molti Atenei italiani e prevede le stesse regole: la durata di scambio non può essere inferiore ai tre mesi e superiore ai dodici. Vincendo il posto di scambio, lo studente acquista i diritti di studente dell’Università ospitante e, terminata l’esperienza, riceve un riconoscimento dell’attività di studio svolta all’estero da parte dell’Ateneo di Bologna.

Oltre al programma Socrates-Erasmus, l’Ateneo a messo a disposizione dei suoi studenti e dei neolaureati anche dei programmi creati per favorire soggiorni di formazione fuori dall’Italia, come il programma Leonardo che prevede il collocamento temporaneo in aziende estere di studenti iscritti presso l’Università di Bologna.

La presenza di studenti stranieri Erasmus si fa sempre più copiosa. Per questo motivo, il percorso di studio durante il triennio prevede il superamento di una certificazione in lingua straniera (inglese, francese, spagnolo, tedesco) e di un esame di livello B1 di una delle seguenti lingue. Il confronto con realtà culturali diverse permette ai ragazzi di sviluppare un’apertura mentale notevole, mettendoli a confronto con stili di vita, persone e metodi di studio differenti.

 

 

DAMS MUSICA. Dai ragazzi ai ragazzi: “Ecco cosa aspettarsi!”

Il DAMS di Bologna è preceduto dalla sua fama e fin dalla sua nascita ha caratterizzato lo studente damsiano come l'”alternativo”, l'”artista”, lo “sfaticato”. Iniziamo innazitutto a sfatare questo mito: sebbene lo studente che decide di intraprendere questo corso di studi si impegnerà a fare dell’arte il suo maggiore interesse, c’è da dire che l’approccio verso quest’ultima sarà ben diverso da quello previsto dalle Accademie di Belle Arti e dal Conservatorio. Il DAMS Musica si caratterizza per uno studio prettamente teorico, non comporta lo studio complementare di uno strumento (a meno che il ragazzo non decida di studiarlo autonomamente) e non sforna compositori, direttori d’orchestra, musicologi e così via.

Una delle recriminazioni più evidenti che gli aspiranti damsiani lamentano è quella di trovarsi faccia a faccia con un ambiente rigido, accademico e chiuso alle novità proposte dall’esterno. Il problema probabilmente nasce dal cattivo passaparola e dalle impressioni sbagliate che gli altri studenti non appartenenti al DMS si fanno di questa università. Il damsiano per antonomasia viene identificato molto spesso come il “frichettone” di turno, una persona poco interessata a studiare e decisa a seguire un corso pro forma poco impegnativo, il tipico studentello frequentatore di Piazza Verdi (storica piazza universitaria bolognese, famosa per essere stata il fulcro delle contestazioni studentesche durante il Sessantotto e il Settantasette). La realtà è ben diversa: il corso di studi pretende da parte dello studente un’applicazione seria e costante. Ciò non vale esclusivamente per il corso di Musica, ma anche per quello di Teatro, Arti visive e Cinema. Senz’altro, rispetto alle altre facoltà, il programma può risultare più creativo e affascinante, ma forse, proprio per questo motivo, talvolta più impegnativo di quanto si creda. La musica e l’arte in generale comportano un continuo legame con altre discipline come la letteratura, la storia, la filosofia e così via. Per questo motivo, è necessario che il ragazzo possieda una buona cultura di base e che, durante il percorso verso la laurea, sviluppi la capacità di muoversi con destrezza nei vari campi del sapere. Come per ogni corso di laurea, esistono esami più abbordabili e altri più impegnativi. Un esame tipo della triennale di musica di 12 CFU comporta mediamente uno studio intensivo di un mese e mezzo. E’ chiaro, ogni ragazzo ha bisogno di tempi diversi per prepararsi, ma accade spesso che studenti poco accorti si presentino agli esami con un’infarinatura generale dell’argomento, totalmente svogliati e privi di quell’orgoglio accademico che solitamente spinge l’universitario verso il massimo voto possibile. La situazione è talmente frequente che molti docenti hanno cominciato a “far passare” gli esami, probabilmente perché loro stessi demotivati dalla mancanza di serietà generale. Questo ha fatto sì che  da una parte si venisse a creare il mito dell’esame che “si fa da solo”, cioè una prova di verifica per la quale non è necessario uno studio attento e lungo, dall’altra che si formasse una schiera di studenti con una media mediocre messa insieme da 18 racimolati o elemosinati. Salvo rare occasioni, la colpa è quasi sempre dello studente. I professori del corso di Musica sono docenti seri e preparati, tutti ben disposti a gratificare uno studente meritevole.

Altra accusa mossa dagli studenti insoddisfatti è quella di trovarsi di fronte alla sola teoria, senza possibilità di seguire anche degli insegnamenti di tipo pratico. Cerchiamo di capire esattamente cosa si intende per “pratico”. Se con questo termine intendiamo uno studio applicato dello strumento musicale o della voce, allora il DAMS non è l’indirizzo giusto da seguire e non pretende di esserlo. Assolve egregiamente questa funzione il Conservatorio di Musica, il quale privilegia l’aspetto pratico e tecnico e mira a formare dei musicisti. Se invece con il termine pratico si intende la possibilità di applicare quanto studiato sui libri, allora il DAMS ha diritto di rivendicare questa accezione per diversi esami. Nel caso specifico dell’indirizzo musicale, esistono diversi “esami pratici” come il corso, adesso diventato facoltativo, di Teoria musicale I e II  del Prof. Mastropasqua che aveva lo scopo di insegnare agli allievi Armonia Funzionale non solo a livello teorico, ma anche pratico dal momento che prevedeva un esame scritto e uno orale nel quali era necessario analizzare diversi brani o creare una serie di successioni armoniche costruite secondo il metodo insegnato a lezione. Altro “esame pratico” quello di Filologia musicale del Prof. Beghelli, importante in generale per un laureato in Musicologia, ma soprattutto per un giovane interprete operistico che spesso si trova di fronte a spartiti restaurati o rivisti non più appartenenti al repertorio di tradizione. Questo esame mira dunque ad acquisire quelle competenze storicho-musicali che permettono di “leggere” il testo musicale, competenze che solitamente il Conservatorio non fornisce. Ultimo esempio (ma ve ne sarebbero anche altri da fare) può essere costituito dall’esame in Paleografia Musicale del Prof. Ruini il quale non solo porta lo studente a riconoscere e leggere la notazione musicale medievale, ma prevede anche uno stage intensivo di tre giorni tenuto a Cesena  emirato all’insegnamento del canto gregoriano con tanto di certificato rilasciato al termine dell’incontro.

L’aspetto pratico è valorizzato anche attraverso i seminari e i tirocini, molti dei quali riguardanti l’archiviazione e la digitalizzazione dei documenti cartacei e audio. Certamente non si tratta mai di un’ esperienza lavorativa nel vero senso della parola, ma senz’altro è un’attività guidata che fornisce le basi necessarie per orientarsi nel lavoro futuro se questo riguarderà questi ambiti del sapere.

Dobbiamo però anche spezzare una lancia a favore degli studenti universitari damsiani. Negli ultimi anni i vari corsi di studio della triennale, musica, arti visive, teatro e cinema, hanno puntato sul fornire un buon terreno di base sul quale edificare studi sempre più specialistici. Intendiamo dire che, ad esempio, lo studente che si iscrive al corso in musica alla triennale non dovrà affrontare un piano di studi che tratta esclusivamente di musica. La maggior parte delle volte il ragazzo è costretto a sostenere esami poco attinenti al suo ambito disciplinare come esami sulla storia del cinema o della pittura. In questo modo il corso di laurea perde in compiutezza e va contro il format del 3+2, in quanto rimanda al corso magistrale di due anni lo studio specifico e mirato della disciplina scelta durante il triennio e trasforma i tre anni in una sorta di “liceo” in quanto si viene a creare più una forma mentis e un metodo di studio, piuttosto che una preparazione completa.

In linea generale, un numero sempre altissimo di studenti si iscrive al corso  triennale DAMS convinti di uscire come critici formati, direttori di regia, musicologi e quant’altro, ma già dal secondo anno la “selezione naturale” decima la folla. Quello che spinge il damsiano a continuare, più che la costanza, è la passione  e l’amore puro per l’arte che comporta spirito di sacrificio e rinunce, ma anche grandi gratificazioni e la possibilità unica di scoprire un mondo riservato a pochi. La Terra Promessa si lascia intravedere in lontananza durante il corso magistrale, ricco di affascinanti esami, di seminari approfonditi come quello sulla Musica nel cinema che, tra l’altro, crea quella continuità tra i vari indirizzi di studio del DAMS quasi inesistente durante la triennale.

Il rapporto con i professori, piuttosto asettico durante i tre anni, diventa collaborativo e più stretto durante la magistrale. Questo è dovuto al numero decisamente minore di studenti (non più di una cinquantina per ogni anno accademico) e dalla reciproca stima che spesso lega il docente al suo allievo. Le lezioni, solitamente svolte dal docente attraverso il metodo frontale, diventano un momento stimolante di confronto nell’ottica di uno scambio di opinioni e suggerimenti ben accetti. Al termine della magistrale, i laureandi in Musicologia e Beni Musicali possono vantare un’indipendenza di pensiero, una capacità critica e un’adattabilità mentale che raramente altri corsi di studi tradizionali riescono a sviluppare.

C’è poi un ultimo tasto dolente che riguarda il mondo del lavoro una volta usciti dal DAMS, argomento troppo complesso per poter essere affrontato compiutamente in questo articolo e, allo stesso tempo, troppo importante per non essere neanche accennato. La crisi che sta investendo il mondo del lavoro, soprattutto all’interno delle fasce giovani d’età e tra i neolaureati, ha portato a guardare con diffidenza il DAMS. Parliamo di una laurea che non dà alcun tipo di garanzia di spendibilità come può invece accadere per le lauree in Medicina o in Ingegneria. In realtà, statistiche in mano, non è solo una preparazione nell’ambito delle arti a rendere difficile la ricerca di un lavoro che abbia attinenza con il percorso di studi intrapreso. Il problema della disoccupazione sta investendo tutte le Facoltà e gli indirizzi di studio. Il DAMS si trova poi in una situazione particolarmente difficile a causa della generale svalutazione che colpisce il prodotto culturale inteso come un bene sul quale lo Stato deve investire per sua crescita. Non dimentichiamo però che l’elasticità mentale alla quale abitua lo studio di una materia quale l’arte può diventare un’importante risorsa. Una delle carte vincenti per riuscire a trovare un buon impiego è possedere determinazione, creatività, adattabilità e spirito di sacrificio, tutte qualità che un vero figlio del DAMS non può non avere.

Per cui ragazzi: “Ecco cosa aspettarsi!”.

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