Collegium Musicum Almae Matris

Collegium Musicum Almae Matris

Il primo nucleo di venti  coristi che poi formerà il Collegium Musicum si forma a partire dal 1953 presso l’Istituto di filologia germanica dell’Università di Bologna. Dopo il concerto di esordio, il Magnifico Rettore ha proclamato il Collegium “coro ufficiale dell’Università di Bologna”. Da subito si sono avviati gli scambi con l’estero: il primo viaggio, in Germania, nel 1955 ha inaugurato una tradizione che dura fino ai nostri giorni.

Nel 1961 il Collegium viene sottoposto a una rigida organizzazione interna e prende il nome di Collegium Musicum Almae Matris. L’organico corale si è allargato, ne sono entrati a far parte anche i musicisti che hanno formato, nello stesso periodo, una sezione dedicata agli strumenti antichi denominata “Antiqua musica italica”. La direzione artistica è stata affidata a Mario Baroni.

Nel 1980 la direzione del coro viene affidata all’attuale Direttore David Winton e cinque anni dopo si realizza il primo concerto accompagnato da una piccola orchestra, che diventerà l’ “Orchestra del Collegium Musicum”. Nel 1988 il Collegium si costituisce in Associazione, per diventare un ente autonomo, indipendente dall’Università, anche se legato ad essa. Sarà questa associazione a firmare, nel 1991 una convenzione con l’Universita che garantirà per la prima volta in Italia ad un’associazione di studenti diritti e obblighi specifici. L’associazione si preoccuperà di salvaguardare la presenza predominante di studenti iscritti ai corsi di studio dell’Ateneo includendo come soci tutti coloro che possiedono i requisiti per l’ingresso in almeno un complesso dell’Associazione. Per quanto riguarda la partecipazione alle attività del Coro, l’ingresso nell’organico è subordinato alla partecipazione attiva ai Laboratori Corali e ad un’audizione sulla preparazione musicale. L’ammissione all’organico stabile viene stabilita dal Consiglio Direttivo, su proposta del Direttore David Winton. Gli studenti dell’Università di Bologna hanno sempre diritto alla priorità. I Coristi sono tenuti a frequentare almeno il 60% delle prove complessive e periodicamente partecipano ad audizioni obbligatorie sulla conoscenza del repertorio per potersi esibire al concerto durante il quale il repertorio in questione viene eseguito. Tutte le prove generali dei concerti sono obbligatorie, qualsiasi assenza, anche giustificata, determina l’esclusione dal concerto. I Coristi hanno l’obbligo di partecipare a tutti i concerti e a un numero definito di cerimonie di ateneo durante l’A.A., hanno invece la libertà di scegliere se partecipare o meno alle tournée, per le quali però è fissato un numero limitato di esecutori che comporta una selezione dei coristi stabilita dal Consiglio Direttivo.

Per quanto riguarda la partecipazione all’organico orchestrale, anche in questo caso l’Associazione garantisce la priorità agli studenti dell’Università di Bologna. Per l’ammissione è necessario superare un’audizione preliminare che verifica l’idionietà dell’aspirante orchestrale. La partecipazione alle prove è obbligatoria per un minimo di 75% presenze, così come per il Coro, lo strumentista ha l’obbligo di presentarsi a tutte le prove generali dei concerti.

Con ciò il Collegium assume le vesti attuali, organizzandosi in Coro, Coro da Camera, Orchestra Sinfonica e Gruppi da camera. Dal 2008 è nato anche il primo nucleo del Coro Femminile.

Nasce nel 1991 anche la prima rassegna internazionale di gruppi corali orchestrali universitari, “MusicAteneo”, ancora pienamente attiva e impegnata negli scambi con le altre università. La rassegna “MusicAteneo” prepara ogni anno, in collaborazione con il Comune, un ciclo di celebrazioni dedicate a Bologna.

 

Coro e Orchestra raccontati dall’interno: due studenti riferiscono della loro dell’esperienza corale e orchestrale

 Mi chiamo Felicia Greco, ho 27 anni e ho fatto parte del coro dell’orchestra dell’Alma Mater dal 2006 al 2008. Attualmente sono laureanda al DAMS musica, suono l’organo e canto. Non faccio la musicista di professione, ogni tanto suono nelle chiese o a qualche evento privato, ma per lo più le mie occupazioni lavorative non includono la musica.

Sono venuta a conoscenza delle attività del Collegium grazie a una mail che ci invitava a sostenere le prove per l’ammissione al coro. Alcune ragazze che conoscevo, appartenenti ad altre facoltà, mi avevano suggerito di provare questa esperienza. Ho deciso di parteciparvi perché fondamentalmente amo la musica; l’idea poi che il coro fosse formato da studenti di tutto l’ateneo bolognese mi ha motivata ulteriormente perché si preannunciava come un’ottima occasione per conoscere altre persone. Nella mail venivamo informati del giorno, dell’ora e del luogo dove dovevamo presentarci per fare l’audizione. In realtà, parlare di audizione non è totalmente esatto: più che altro si trattava prova privata che permetteva di stabilire con precisione a quale registro vocale apparteneva la propria voce, informazione necessaria per la collocazione successiva nel coro.

Per poter far parte del coro, mi sono recata alla sede del Collegium in Via Zamboni 33. In un’aula privata, David Winton, il direttore del coro, mi ha fatto cantare alcune note, mi ha fatto ripetere piccoli brani che eseguiva lui per primo con la tastiera, infine mi ha chiesto di eseguire vari vocalizzi con la voce per stabilire fino a che punto quest’ultima riusciva a spingersi. Come ho già detto prima, l’incontro era mirato a capire il registro vocale di appartenenza, non credo che si trattasse di un esame da superare.

Dopo aver ricevuto conferma dell’iscrizione ci hanno comunicato giorni e luogo dove incontrarci per provare insieme. Ancor prima di entrare nel coro ufficiale, quello che si esibisce ai concerti, per un periodo di due mesi circa, è stata necessaria la partecipazione ad un laboratorio corale, una sorta di corso di avviamento al canto corale. Terminato il laboratorio, un’ulteriore audizione ci avrebbe permesso di entrare a far parte degli organici corali stabili del Collegium Musicum.  Solitamente ci riunivamo due volte alla settimana nell’aula absidale di Santa Lucia. In base al registro vocale, prendevamo posto all’interno della formazione corale. Io sono un contralto primo. Oltre ai contralti, il coro disponeva di contralti secondi, soprani primi e secondi, baritoni e bassi. I primi brani erano molto semplici. Ognuno aveva l’intero brano con tutte le voci e la sua voce a parte, così anche i principianti potevano seguire. A proposito del livello di preparazione dei ragazzi, inizialmente siamo stati seguiti passo passo, a tal punto che anche i principianti, cioè la maggior parte dei ragazzi del coro, riuscivano a seguire facilmente. Non erano richieste grandi doti canore, addirittura ricordo che alcuni non sapevano affatto leggere la musica e andavano ad orecchio. Per questo motivo, partecipare al coro può essere utilissimo se si vuole imparare in maniera semplice ed intuitiva un poco di lettura musicale.

La lezione iniziava sempre con un riscaldamento preliminare. Ci facevano fare alcuni esercizi per riscaldare la voce, vocalizzi, arpeggi, ecc. Dopo un quarto d’ora di esercizi – la lezione per intero durava poco più di un’ora – il direttore cominciava a illustrarci il brano che dovevamo imparare, si sedeva al pianoforte e ci faceva sentire la melodia. I ragazzi particolarmente capaci intonavano subito senza esitazione la loro parte, i meno esperti invece dovevano aspettare che si eseguisse la loro linea melodica.

Ho sempre pensato che il nostro insegnante, David, fosse molto preparato. So che dirige il coro dell’università dal 1980; per questo insegnava con naturalezza ed era molto  chiaro. Penso che queste capacità derivino da una grande esperienza. Ho partecipato ad altri laboratori corali. La maggior parte delle volte erano gestiti da ragazzi incapaci, forse perché troppo giovani. Il risultato finale era davvero deludente. Del coro dell’università, invece, ho un ottimo ricordo: l’ambiente era allegro, i ragazzi erano tutti simpatici, avevano voglia di socializzare e lavorare in gruppo. Durante le lezioni non mancavano i momenti divertenti quando qualcuno stonava o proponeva una “versione personale” della melodia. In linea generale, però, posso dire che tutti partecipavano con serietà e, seppure la maggior parte di noi fosse principiante, ben presto abbiamo ottenuto risultati soddisfacenti. Cantare in un coro dà un’immensa soddisfazione, eseguire il pezzo studiato con tutto l’organico corale ripaga della fatica fatta. Inoltre, è un ottimo esercizio per diventare più musicali, per imparare ad ascoltarsi e ascoltare gli altri, affinare l’orecchio musicale e così via. Sviluppa anche una lettura della musica più consapevole: non ci limitavamo a ripetere le melodie ascoltate al pianoforte: man mano che i pezzi diventavano più difficili, David introduceva semplici nozioni teoriche, come la funzione delle pause, dei fraseggi, le indicazioni agogiche e dinamiche, etc.

Ogni anno, il laboratorio corale termina con un saggio, al concerto di apertura del nuovo anno accademico.

Ho fatto parte del coro per un periodo di quasi tre anni. Sono entrata a far parte dell’organico corale stabile dell’orchestra universitaria. Eseguivamo per lo più canzonette, villanelle, repertori tratti dagli autori del Cinquecento. Ci riunivamo una volta alla settimana, ma in vista dei concerti gli incontri diventavano più frequenti per studiare con precisione le varie parti. Non ho mai partecipato a tournée perché lavoravo e non potevo assentarmi spesso, ma la maggior parte delle volte ho preso parte alle esibizioni “minori”. Oltre al coro misto, di cui facevo parte insieme ad altri 90 studenti, i coreuti più capaci entravano a far parte del coro da camera, dopo aver sostenuto un’altra audizione. Il coro da camera è composto da 25 elementi, ed esegue un repertorio differente dal nostro. Solitamente i brani erano più complessi e richiedevano un organico corale ridotto. Il repertorio spaziava dalla musica rinascimentale a brani del Novecento. Venivano eseguiti anche brani di autori italiani poco conosciuti, rivolti ad un pubblico più elitario. Come per il coro misto, anche il coro da camera si riuniva una volta alla settimana. Infine, esiste da poco il coro femminile. Anche qui l’organico è ridotto ed è composto da 25 donne, tra studentesse e insegnanti. Si dedicano a un repertorio prevalentemente sacro, accompagnate dall’orchestra o a cappella. Non ho potuto parteciparvi perché è nato nel 2008, anno in cui ho smesso di frequentare il coro.

Ho abbandonato il coro circa quattro anni fa. Sfortunatamente, dovendo lavorare e non abitando più a Bologna, seguire le lezioni mi era diventato impossibile. Vi ho rinunciato con molto dispiacere: come ho già detto, è stata un’esperienza gratificante sotto vari punti di vista. Penso che sia fondamentale promuovere iniziative culturali simili, senz’altro, per la maggior parte dei giovani, prendere parte attivamente ad un’organizzazione musicale è più stimolante di un ascolto passivo ad un concerto. Da quello che ho potuto notare guardandomi intorno però, i giovani hanno sempre meno possibilità di formarsi in un ambiente musicale vario. Lo scenario musicale italiano è sconfortante. Esibirsi, farsi conoscere, è sempre più difficile: pochi riescono e, mi spiace dirlo, di solito sono quelli che hanno appoggi maggiori. Vengono premiate le conoscenze e non le capacità. Per fortuna, esistono ancora insegnanti consapevoli e associazioni attente alla realtà attuale che permettono anche ai meno esperti di provare un’esperienza istruttiva e utile come quella di far parte di un coro.

Mi chiamo Marco Mazzon, sono nato e vivo attualmente a Trieste. Durante l’anno 2008/2009 ho fatto parte dell’orchestra universitaria dell’Alma Mater di Bologna. Sono venuto a sapere dell’iniziativa del Collegium tramite internet, facendo ricerche per concorsi e audizioni. Ho puntato prevalentemente sul fagotto, sebbene il mio primo strumento fosse il pianoforte. Ho iniziato a studiare il pianoforte all’età di tre anni, prendendo lezioni private, dopodiché sono entrato al conservatorio. Ho conseguito il diploma in pianoforte con il massimo dei voti, ho poi preso la laurea triennale in fagotto. Come dicevo, nel momento in cui ho iniziato le mie ricerche mi sono concentrato soprattutto sul fagotto perché è molto difficile riuscire a intraprendere una carriera da pianista, mentre suonare uno strumento orchestrale dà più possibilità. Il mio sogno è sempre stato quello di diventare un musicista, ma ho dovuto restare ancorato coi piedi per terra e così ho preso una laurea triennale in fisioterapia. Attualmente faccio il fisioterapista.

Ho potuto far parte del Collegium tramite un’audizione che consisteva nell’esecuzione di un brano per fagotto e orchestra. La parte dell’orchestra era stata trascritta per il pianoforte, per cui durante l’audizione ero l’unico presente oltre al mio esaminatore che mi accompagnava al piano. Ho poi portato un brano per fagotto solo che avevo scelto personalmente. Il livello di difficoltà non era molto alto: i brani richiesti al concorso sono stati scelti tra quelli per l’esame finale del triennio di primo livello della scuola di fagotto. L’audizione è andata bene! Ho preso una borsa di studio del valore di circa 1000 euro e sono diventato il primo fagotto dell’orchestra universitaria.

Prevalentemente l’orchestra era formata da ragazzi. La maggior parte di essi erano studenti dell’università di Bologna, ma ho conosciuto anche dei ragazzi residenti in altre città limitrofe. Alcuni ruoli erano ricoperti da persone più adulte e con maggiore esperienza perché provenivano da gruppi o bande già attive. Nel periodo di tempo in cui ho fatto parte dell’orchestra abbiamo studiato un poema sinfonico di Listz. Venivano divisi i vari gruppi strumentali (fiati, ottoni, archi, etc.) e a turno le lezioni davano maggiore importanza a ognuno di essi. In questo modo si analizzavano e si perfezionavano le singole voci del brano per poterle mettere insieme in un secondo momento con il resto dell’organico orchestrale. Le prove si svolgevano una sera alla settimana per due ore e mezza circa, solitamente durante il weekend, per conciliare gli impegni scolastici e lavorativi. Potremmo dire che il gruppo era formato da orchestrali non professionisti nel vero senso della parola. Non sono sicuro che fossero tutti diplomati, ma comunque persone più o meno esperte nell’uso del proprio strumento.

Il Collegium Musicum mi ha dato l’opportunità di esibirmi in vari concerti; inizialmente erano pubbliche esecuzioni a feste di paese o sagre, l’ultimo concerto è stato più importante perché ci siamo esibiti alla chiesa di Santa Lucia a Bologna.

Purtroppo, a causa della brevità della mia personale esperienza e del fatto che questa si limitava a un unico incontro settimanale, non c’è stato il tempo per l’instaurarsi di un particolare rapporto, anche se comunque il clima all’interno del gruppo era molto gioviale e sia gli organizzatori che i ragazzi erano persone aperte e disponibili. Dal punto di vista formativo, non avendo intrapreso la carriera di musicista, posso dire che questa esperienza non sarebbe stata delle più importanti, ma comunque avrebbe certamente contribuito ad arricchire il mio curriculum. Ho dovuto rinunciare alla borsa di studio e al posto di primo fagotto per difficoltà organizzative nei trasferimenti tra Trieste e Bologna. Posso però dire che l’opportunità che mi è stata offerta è stata buona. Avendo suonato per molti anni in un’orchestra giovanile composta da ragazzi di tutta Europa (allora si chiamava “Ymiso”, cioè “Young musicians international symphony orchestra”), mi rendo conto di quanto sia importante poter far parte di qualcosa di così grande come un’orchestra. È un’esperienza fondamentale per qualsiasi musicista.

 

Bibliografia:

  • VECCHI, Giuseppe (a cura di), Venti anni di attività musicale, vol. I, Bologna, A.M.I.S., 1974;
  • VECCHI, Giuseppe (a cura di), Collegium Musicum Almae Matris: trentennale della fondazione, vol. I, Bologna, 1984.

Sitografia:

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